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Lorello Francesco

Lorello Francesco
Lorello Francesco
Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
Lorello Francesco
Lorello Francesco

Lavora all’aperto. Sotto un pergolato di glicine, circondato dai suoi strumenti e dal viavai spensierato dei suoi cani, Francesco Lorello dà nuova forma e nuova destinazione d’uso al legno.
Il suo lavoro di ricerca non è solo astratto ma anche fisico. Durante le sue lunghe passeggiate in montagna, raccoglie personalmente il legno, grossi ciocchi che non hanno altro destino che quello di finire in cenere nella bocca di qualche camino. Francesco li recupera, ne studia il profilo, la conformazione e le venature, tutte diverse. E poi li lavora, trasformandoli in oggetti di uso quotidiano. Tavolini, attaccapanni, lampade di design. C’è la sua mano dietro e anche il rumore ruvido della motosega con cui modella i singoli oggetti. Ma c’è anche molto altro. Si vede. E si tocca.
Perché l’intuizione di “Venature” è proprio questa: lavorare sulla natura e con la natura, assecondando le sue forme senza mai nasconderle. I suoi pezzi sono unici e irripetibili. Le striature e le imperfezioni naturali si intrecciano ai segni lasciati dalla motosega e alla lucentezza del legno levigato a mano, come una firma d’artista.
La sua è una passione nata quasi per gioco quando, iniziando a modellare i primi sgabelli - prima in legno di pino invecchiato cinque anni e poi in sughero - si è reso conto non solo della bellezza intrinseca delle sue creazioni ma anche della stretta connessione tra natura e design.

È un lavoro che non permette margine di errore; il legno è un materiale poco adattabile, bisogna andare a colpo sicuro, lavorare d’immaginazione affinché ogni oggetto possa raccontare una storia a due voci: l’origine selvatica dei suoi materiali, la sicurezza e la passione con cui Francesco li modella.

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