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OMICA

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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
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La storia della startup “Omica” viene da lontano, da quando due colleghi, entrambi laureati in Fisica, collaboravano a un progetto di ricerca in Argentina per lo studio dei raggi cosmici. Oltre a diventare grandi amici, Pier Paolo Petrinca e Claudio Di Giulio hanno ampliato le loro competenze tecniche sull’analisi della luce ultravioletta.

Trasformando le conoscenze scientifiche in qualcosa di tangibile. Prendendo come modello alcune metodologie di monitoraggio di opere d’arte, come la fluorescenza e la riflettografica ultravioletta, hanno ideato uno strumento che consente di effettuare misure più precise e accurate. L’idea, che pone l’innovazione scientifico-tecnologica al servizio dell’arte, ha vinto l’edizione 2015 del bando Fondo della Creatività della Regione Lazio. Grazie al contributo regionale, Paolo e Claudio hanno avuto i mezzi per produrre un sistema di monitoraggio dello stato di conservazione delle opere d’arte di cui hanno depositato un brevetto e un marchio internazionale.

L’elemento fondamentale per il successo è la costanza che si dedica nel raggiungimento dell’obiettivo. “Questo è stato l’elemento chiave che, a distanza di 10 anni, ha permesso lo sviluppo di quella che in principio era solo un’idea. L’innovazione accende e mette in moto il processo di creatività che da solo si limita a produrre buone idee”.
Ora il prossimo obiettivo di “Omica” è la commercializzazione dello strumento in Italia e all’estero. Nonostante l’Italia sia il primo Paese al mondo per patrimonio culturale, nella classifica dei Paesi con più brevetti nell’ambito della conservazione e tutela dei beni culturali, occupiamo appena la sedicesima posizione, con tre brevetti depositati su oltre duemila. “Crediamo che il nostro progetto sia il primo passo di un percorso che ci può portare a ridurre questo gap”.
 

La storia è stata raccontata da Jason Ray Forbus, scrittore

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