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Le traduzioni più strane

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Le traduzioni più strane | dei libri

Avete mai letto “Il ricevitore nella segale”? Sicuramente no! Vi accompagniamo nel nostro piccolo viaggio letterario alla scoperta dei titoli originali dei libri, riflettendo sui motivi che spingono le case editrici a pubblicare traduzioni più o meno letterali.

“The catcher in the rye” (“Il ricevitore nella segale”) è la traduzione letterale de “Il giovane Holden”, un libro che conosciamo in molti, poiché spesso viene consigliato a scuola. Il titolo originale fa riferimento a una canzone probabilmente scritta dal compositore Robert Burns: «Gin a body meet a body, Coming thro' the rye, Gin a body kiss a body Need a body cry?». Ovvero: «Se una persona incontra una persona, Che viene attraverso la segale; Se una persona bacia una persona Deve una persona piangere?». Capiamo bene il riferimento quando il protagonista, il giovane Holden, ci comunica cosa vuol fare da grande: “colui che salva i bambini, afferrandoli un attimo prima che cadano nel burrone, mentre giocano in un campo di segale”. La traduzione che rispecchia maggiormente la versione originale possiamo trovarla in spagnolo, dove Holden diventa “El Guardián entre el Centeno”, ovvero “guardiano” – in questo caso – la parola più appropriata per “catcher”, che non è un ricevitore del baseball.

Un’altra traduzione che ha catturato la nostra curiosità è “I segreti di una principessa”, ovvero la storia romanzata di Paolina Bonaparte e Camillo Borghese. Il libro, scritto da Lorenzo Borghese, entra appieno nell’epoca della protagonista esaltandone vizi e virtù, dandoci un romantico e tempestoso quadro della vita sfrontata di Paolina, dell’importanza della bellezza e ci regala un’armoniosa descrizione di Villa Borghese e, in particolare, della celebre “Venere vincitrice” realizzata da Canova. Il titolo originale è “The princess of nowhere”, ovvero “La principessa del nulla”, cosa che scopriamo leggendo il libro: Paolina, per nascita e grazie al matrimonio con Camillo Borghese, ottiene diversi titoli che però non le danno importanti poteri decisionali.

In molti abbiamo amato il film “Il buio oltre la siepe”, tratto dal romanzo omonimo. Il titolo originale recita “To kill a mockinbird” ovvero “Uccidere un usignolo”. Nel libro infatti leggiamo “Ricordate: è peccato uccidere un usignolo”. In effetti, i due fratelli protagonisti ci spiegano che uccidere un cinguettante uccellino è un atto crudele e inutile. Nella storia troviamo esempi di razzismo e violenza, che inevitabilmente ci riportano all’uccellino ucciso, alla distruzione di una persona. Con Holden ci si sarebbe dovuti azzardare maggiormente, secondo noi, ma forse in questo caso “Uccidere un usignolo” sarebbe sembrato il titolo di un manuale, non credete? Da apprezzare, in italiano la traduzione di mockinbird, cioè tordo, che in italiano assume le sembianze di un aulico usignolo.

Un caso di pluritraduzione ci viene dato dal romanzo “Wiseguy”, parola duplice significato di mafioso e saputello. Ebbene, il libro in Italia è noto come “Il delitto paga bene” e parla di un ragazzino italoamericano che ben presto entra a far parte di una famiglia malavitosa. Qui abbiamo un chiaro esempio di come la traduzione abbia aiutato (e di parecchio) il romanzo a decollare o, forse dipende dal regista? Esatto, vi abbiamo appena parlato del libro a cui è ispirato “Quei bravi ragazzi” o “Goodfellas”, il capolavoro cinematografico di Martin Scorsese, candidato a ben 6 premi Oscar.

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