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HUBSTRACT

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Foto di Antonio Barrella
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È possibile dare una voce ai luoghi? Vedere personaggi e oggetti del passato animarsi e raccontare la propria storia? Per i cinque ragazzi che hanno fondato la cooperativa Hubstract sì, e lo hanno dimostrato con una serie di performance e di allestimenti multimediali grazie ai quali sono risultati tra i vincitori del Bando di Lazio Creativo. Quando una mattina di ottobre incontro una di loro, Pàmela Mattana (con la "a" accentata come la protagonista del romanzo di Samuel Richardson) mi rendo conto che l'originalità di tutto quello che fanno sta proprio nel modo un po' singolare in cui hanno rovesciato l'idea classica di narrazione. Basti pensare alla leggenda della Bella Galiana, una splendida fanciulla che liberò gli abitanti di Viterbo da un crudele rito sacrificale. Partendo da una delle tante versioni di questa antichissima storia, riadattata per un pubblico di bambini, Hubstract ha realizzato degli affreschi animati e li ha proiettati sulla facciata della chiesa di San Pellegrino, nel quartiere medievale della città. Ne è venuto fuori un lavoro sulle emozioni, reso possibile grazie a un uso integrato di architetture esistenti e nuove tecnologie visive, consentendo così alla vicenda di Galiana di stare al centro di uno stranissimo esperimento di rivitalizzazione del passato.

D'atra parte Hubstract è un progetto che si fonda sulla combinazione di vari ambiti e sfere, dall'archeologia alla multimedialità, tutte al servizio di una diversa fruizione del patrimonio culturale. È lo stesso gruppo dei fondatori ad avere questo profilo disomogeneo, mettendo insieme professionisti che vengono dal mondo della ricerca umanistica, della comunicazione, della televisione, della produzione video e del teatro.

Un incrocio di competenze che spiega anche la ragione del nome, un composto che rimanda all'arte astratta e all'incontro fugace tra viaggiatori, esattamente come in un hub aeroportuale, dove le persone vanno e vengono portando con sé il proprio bagaglio di storie.

La storia è stata raccontata da Giorgio Nisini, scrittore.

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