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Ex Elettrofonica

Ex Elettrofonica
Ex Elettrofonica
Un spazio espositivo suggestivo
Ex Elettrofonica
Ex Elettrofonica

Nel 2009 a Roma inaugura Ex Elettrofonica, uno spazio che segna un cambiamento del concetto architettonico di spazio espositivo, un luogo di interazione tra arti visive e architettura.

Nel corso degli anni la galleria ha proposto mostre dedicate a giovani artisti italiani e stranieri, la maggior parte ideate per dialogare con lo spazio.

Gli artisti selezionati sono eterogenei per origine, età, pratica artistica e tipologia formale dei lavori, ma accomunati dalla visione dell’arte intesa come processo. Le tematiche che affrontano sono il paesaggio, le modificazioni ambientali, l’identità politica e sociale.

Tra gli artisti che hanno esposto Elena Mazzi. La poetica di Elena Mazzi indaga il rapporto tra l’uomo e l’ambiente ad esso circostante, nel quale vive e con il quale si confronta ogni giorno: una tipologia di analisi che spesso si lega ad uno sguardo e ad un approccio di tipo antropologico, che va ad analizzare un’identità al contempo personale e collettiva, che si relaziona con uno specifico territorio, e che dà adito a modalità di scambio e di trasformazione che necessitano di essere indagate, esplorate e trasmesse.

Altra artista ad aver esposto è stata Angela Marzullo. Lei si definisce un’artista femminista radicale. Critica i meccanismi sessisti che costruiscono l’identità di genere a partire dall’infanzia, e vede la cultura come una possibilità di trasmettere la lotta femminista. a partire dal 2015 esplora l’intersezione dei temi della maternità e del femminismo L’ esplorazione dei confini privato/pubblico, tradizionali temi femministi, diviene ricorrente nella sua opera.

Altra artista fuori dal coro ad aver esposto in questi spazi: Anna Raimondo. Un mondo globalizzato dove le diversità tra comunità e identità sono esportate e trattate come oggetti, Anna Raimondo esplora le differenze, le identità multiple per romperne le barriere, per trasformarle nel flusso del continuo possibile. Il lavoro di Anna Raimondo è uno strumento di incontro e scambio, un viaggio che celebra la diversità sociale, creando possibili aree di interazione. Il metodo è flessibile e variato, e accetta l’imprevisto come suo valore fondante. La questione di genere è un altro filo conduttore importante nella sua opera, aprendo riflessioni sull’identità femminile, questionandone i confini. C’è anche un aspetto ironico e giocoso nelle sue azioni nello spazio pubblico e nelle sue creazioni plastiche: una storia, una parola, un gesto e un oggetto quotidiano diventando evidenza di un’identità multipla e in constante trasformazione.

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