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Gabriele Galli

Gabriele Galli
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Super Italian Family
Gabriele Galli
Gabriele Galli

Gabriele Galli ha trent'anni, un entusiasmo contagioso e le idee chiarissime.
È regista, ma anche attore, sceneggiatore, documentarista. Le sue stelle polari sono Monicelli e Scola, e Brutti, sporchi e cattivi il film dei film; ma se deve pensare a Naomi, la bimba co-protagonista di Super Italian Family (la serie tv con cui ha vinto il bando Progetto Zero), si fa ispirare da Lisa Simpson e ne esce una ragazzina animalista, grillina, arguta più di Demostene. Gabriele parlerebbe per ore di Breaking bad, ma quando pensa al prossimo spettacolo teatrale vorrebbe portare in scena Lo scarafaggio, un racconto di Buzzati.
Ha studiato in Inghilterra, ma vuole lavorare a Roma; anzi, la romanità è imprescindibile, tanto che le musiche della serie sono state scritte sulle sonorità degli stornelli. Sì, questo è avere trent'anni: sapere di poter essere poliedrici. Avere le idee chiare anche sul fatto di poterle cambiare. Scegliere la fluidità come forza.
Super Italian Family è una serie tv (scritta con Daniele Esposito) che ruota intorno a una famiglia italiana dove compare un ludopatico, una baby squillo, una nonna che sogna l'amante d'un tempo e la volta che gioca al SuperEnalotto vince; anche se nessuno troverà più la ricevuta milionaria (il nucleo narrativo è proprio l'affannosa ricerca dello scontrino, l'ipotetica felicità che ha già iniziato a sconvolgere il quotidiano). Gabriele ha puntato sul fatto che le relazioni famigliari dicono la contemporaneità, riescono a parlare a tutti, a emozionare col pungolo di una risata amara.
Mentre racconta la freschezza di questo progetto, però, ricorda nello stesso tempo l'impegno emotivo di quello precedente (La vita degli altri, un documentario su un ex pallanuotista in stato vegetativo). E ora che aspetta la presentazione di Super Italian Family al Roma Fiction Fest, spera segretamente di vincere al Lotto come nonna Vittoria. Così, per poter investire la vincita in grandi e nuovi teatri di posa; e provare l'ebbrezza di essere anche produttore.

La storia di Gabriele Galli è stata raccontata da Gaia Manzini

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