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Viaggio nell'architettura del quartiere Tiburtino

Viaggio nell'architettura del quartiere Tiburtino
Viaggio nell'architettura del quartiere Tiburtino
il manifesto del neorealismo architettonico
Viaggio nell'architettura del quartiere Tiburtino
Viaggio nell'architettura del quartiere Tiburtino

L'architettura non è un'arte, perché qualsiasi cosa serva a uno scopo va esclusa dalla sfera dell’arte.
Adolf Loos

 

Costruito fra il 1949 e il 1954, il Tiburtino è stato visto dalla critica come il manifesto del neorealismo italiano in architettura. Vero e proprio laboratorio per il gruppo di diverse generazioni di architetti coinvolti nel progetto, il quartiere accosta materiali e linguaggi tratti dalla tradizione vernacolare italiana in una forma planimetrica. Situato al km 7 di via Tiburtina, che mette in collegamento Roma e Tivoli e lungo la quale si sviluppa la zona industriale di Roma, il progetto del quartiere ebbe inizio nel 1949, anno in cui prese ufficialmente il via il programma edilizio dell’Ina casa a seguito all’ufficializzazione del piano Fanfani (1948), che prevedeva l’edificazione di alloggi a basso costo sovvenzionati dallo stato, finalizzata soprattutto al riequilibrio del mercato economico e dell’occupazione nel post guerra.
Il progetto lasciava quindi ben poco alle speranze di architetti, politici e intellettuali progressisti che volevano fare dell’intervento pubblico luogo necessario del controllo della crescita urbana e laboratorio della ricerca di un habitat evoluto e rispettabile. 

Realizzato su progetto di Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi, è importante ricordare che l’iter progettuale degli architetti si sviluppa ricercando il naturale equilibrio nella comunità e nelle forme architettoniche del villaggio: l’idea è dunque quella di ricreare un quartiere realizzando un vero e proprio Villaggio del Tiburtino. Addentrandoci nella zona, il complesso è prevalentemente residenziale ed è realizzato sulla base di tre tipologie edilizie definite: le case a torre (7 piani con 3 o 4 alloggi per piano), le case a schiera (2 o 3 piani) e le case in linea (prevalentemente di 4 piani), collocati in modo da ricreare la contiguità spaziale della città preindustriale. Parallela a via Tiburtina c’è via Crispolti che entra nel quartiere poi diramandosi in vie ad uso prettamente residenziale: via Diego Angeli, via Luigi Cesana e Via Edoardo Arbib.

Per sfuggire al degrado suburbano il quartiere accetta il suo recinto e si fa paese, privilegiando la scala umana e il valore dello spazio di relazione. Ogni idea di ritmo planimetrico viene abbandonata e la strada è la regola che unisce le geometrie irregolari degli edifici i quali, disposti casualmente, rispettano l’orientamento nord-sud, est-ovest, sottolineando l’importanza del singolo edificio rispetto ai collegamenti tra le diverse abitazioni.

Il materiale scelto per realizzare la strada è l’asfalto, mentre gli spazi interni sono misti (in cubetti di selce o lastre di travertino).
Tutte le case a torre di 7 piani sono in strutture in cemento armato e tamponatura in forati, intonacate esternamente; le case in linea e quelle a schiera sono in muratura di tufo e ricorsi di mattoni, anch’esse intonacate esternamente. Gli infissi sono in abete con persiane alla romana, le ringhiere dei balconi e delle scale in ferro piatto e profilati normali. Le pareti delle scale sono foderate di mattoni, per assicurarne la maggior durata; le recinzioni esterne sono in tufo e mattoni a faccia vista, con copertine in travertino o in cemento. Alcune abitazioni sono raggiungibili da scale esterne o disposte lungo il ballatoio; il movimento è definito da linee spezzate in cui sono proprio le scale a rappresentarne i fulcri. 

Immettendosi prima su via Diego Angeli e poi su via Arbib si accede ad una grande piazza progettata con l’intento di definire un importante spazio pubblico centrale; nonostrante questo, la piazza ha purtroppo perso il suo ruolo di rilevanza in seguito agli errori delle imprese di costruzione, che non hanno rispettato il disegno nel quale gli spazi di sosta e relazione erano ben distinti da quelli di attraversamento. La vita di relazione del quartiere si svolge invece nello stradone dove è stato realizzato l’unico dei quattro gruppi di negozi previsti, via Diego Angeli: oltre all’intervento residenziale infatti sono presenti solo 4 stabili dedicati al commercio realizzati da Mario Ridolfi, maestro indiscusso dell'architettura italiana del '900.
Tra gli architetti impegnati nella progettazione del quartiere Tiburtino, guidati da Quaroni e Ridolfi, ricordiamo Carlo Aymonino, Carlo Chiarini, Mario Fiorentino, Federico Gorio, Maurizio Lanza, Sergio Lenci, Piero Maria Lugli, Carlo MelograniGian Carlo Menichetti e Michele Valori.

- LE OPERE -