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URBAN VISION FESTIVAL

URBAN VISION FESTIVAL
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Foto di Antonio Barrella
URBAN VISION FESTIVAL
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La facciata del palazzo è interamente dipinta. Il ritratto di un uomo anziano, dall'espressione birichina, è il soggetto del murales in Piazza Santa Maria Maddalena. E non è il solo. Tre donne, belle come dive del cinema muto, rose rosse tra i capelli, ammiccano sensuali da un altro muro.

Siamo ad Acquapendente, un comune della Tuscia che sfiora i cinquemila abitanti. È qui, nel “comune più settentrionale del Lazio”, che dal 2015 si svolge l'Urban Vision Festival. Luogo di passaggio posizionato sul tracciato della via Francigena, Acquapendente ha inscritta nella propria morfologia la vocazione al guardare fuori, al voler essere spazio urbano al di là della dimensione “paesana”, terra di confine con gli spazi rurali e il bosco.

«Urban è per noi principalmente il contesto dove si materializzano le visioni, lo spazio collettivo, sociale, il recupero di una visione comune» dice Angelo Vita dell'associazione Dark Camera, che dal 1980 fonda e gestisce il Teatro Furio Camillo. Da circa vent'anni la sede operativa e artistica dell’associazione si è stabilita a Tuscania, operando in ambiti culturali e artistici che vanno dalle arti performative a quelle visive.

Negli ultimi anni Dark Camera si è trasformata in un'associazione giovanile che conta diverse sedi nella provincia di Viterbo.

È proprio la sezione di Acquapendente che su stimolo di Riccardo Crisanti e Daniele Antonaroli, grazie anche al supporto dell'amministrazione comunale, ha ideato il festival ponendosi come obiettivo di coniugare attività turistiche e culturali con le possibilità di innovazione e sviluppo economico.

Un progetto che porta letteralmente l'arte in piazza non solo grazie alla realizzazione di murales davanti agli occhi del pubblico e alle installazioni come quella realizzata nel chiostro di San Francesco, ma anche grazie alle interazioni quotidiane che si vengono a creare fra artisti e abitanti, superando anche le barriere linguistiche e generazionali.

La storia è stata raccontata Chiara Sfregola, scrittrice.

- SPAZI E LAVORI -