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UPPITY

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Foto di Antonio Barrella
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Due giovani architetti, le idee, i progetti e quel tanto di ubris necessaria a far scattare la scintilla della rivoluzione: «Eravamo davanti a un buon bicchiere di vino, intenzionati a trovare l’idea decisiva, pensammo che ci piaceva immaginare che il design italiano potesse entrare davvero nelle case di tutti».

Questa è la luce da cui è nato Uppity, un progetto così magico che trasforma in oggetto unico anche una cassettiera prodotta in serie e venduta nei centri commerciali di tutto il mondo.

Piedini e maniglie personalizzati, verniciatura a colore, nuovi materiali: dalla fantasia, o per meglio dire dalla customizzazione applicata alla standardizzazione, scaturisce un tripudio di dettagli.

«Uppity è un progetto che ha come punto di partenza il rispetto dell’eccellenza accessibile a tutti».

Ponendosi sulle spalle dei giganti distributivi per l’arredamento di massa, Uppity vuole conferire valore aggiunto agli oggetti prodotti in serie, donando l’individualità del processo creativo a ciascun progetto commissionato, e ciò rappresenta «non solo la creatività dell’artigiano, ma anche, e soprattutto, l’espressione della personalità del committente».

Gettate le basi progettuali, questo è il momento in cui i bicchieri di buon vino sono quasi giunti a contenere l’ultimo sorso, il dado è tratto e la nascita della società imminente.

«Grandi marchi, giovani designer, abili artigiani e i singoli acquirenti diventano, grazie all’intermediazione di Uppity, i partecipanti a una vasta conversazione culturale, che incoraggia a rendere più belle, più personali, più autentiche le nostre case e sempre a costi contenuti».

L’acquirente torna dunque protagonista e compartecipe della progettazione stessa dell’oggetto che andrà ad arricchire la sua casa.

La storia è stata raccontata da Ginevra Lamberti, scrittrice.

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