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Massimo Moscatelli

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“Attendi per un istante solamente (un solo istante e capirai). Attendi per scoprire l'ineffabile”: sono le ultime parole dell'incipit di Perigeo, il primo album della band progressive rock Il Giardino Onirico. Parole di sospensione, che annunciano l'ingresso in un universo musicale e sensoriale che ricorda la migliore tradizione del progressive italiano, a partire dagli Stati di immaginazione dei PFM.

Subito dopo irrompono le percussioni di Massimo Moscatelli, il batterista della band, il cui ritmo martellante e serrato trasporta dentro un sound in cui il metal si fonde con atmosfere psichedeliche e liricheggianti. È un rock che progredisce, appunto, verso una musica più colta e raffinata; e Moscatelli riesce a darne la cadenza senza esitazioni, accompagnato a intervalli dalla voce di Marco Marini e dall'orchestrazione strumentale degli altri suoi compagni: le chitarre di Stefano Avigliana, le tastiere di Emanuele Telli, il basso di Ettore Mazzarini, gli effetti di Dariush Hakim.
Del resto quella di Moscatelli non è semplicemente una passione, ma una vocazione, cominciata suonando nella banda musicale di Nepi, il suo paese natale, e ottenendo fin da ragazzo il ruolo di capo tamburino della Contrada di San Biagio. Da lì è iniziato un percorso di formazione accanto a Daniele Iacono, batterista di Jovanotti e tanti altri, e un lungo viaggio di musica dal vivo con varie band, che gli ha consentito di spaziare dal pop al rock al jazz.

Oggi la ricerca di Moscatelli va di pari passo con quella del Giardino Onirico, e sperimenta direzioni sonore che lasciano in uno stato di continua attesa emozionale. L'impressione è quella di stare di fronte a una musica multisensoriale, come si riscontra anche nel secondo album, Complesso K MMXIII, prodotta da Lizard. Una musica che non sollecita solamente l'udito, ma anche l'olfatto, il tatto, la vista, pretendendo così di far sorridere, piangere, arrabbiare, ballare. In sola una parola: sognare, come qualsiasi musica davvero visionaria.

La storia di Massimo Moscatelli è stata raccontata da Giorgio Nisini

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