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TUMAHI

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Foto di Antonio Barrella
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Lontano. Nello specifico si tratta della realizzazione di oggetti unici, irripetibili, attraverso il lavoro manuale e lo sguardo sognante rivolto all'emisfero sud, sulle rotte che solcava Corto Maltese.

Dietro questi oggetti c'è una storia. Una storia d'amore prima e di viaggi e di sogni poi. Insomma Tumahi non nasce con un'iscrizione alla Camera di Commercio di Grottaferrata, ma è concepito dall'incontro di Valerio Sibilia e Aurora Ruffini che si conoscono all'università, mentre studiano disegno industriale alla Sapienza, s'innamorano, si laureano e nel 2013 salgono su un aereo e volano via, diciottomila chilometri, destinazione Polinesia.

Dopo dieci mesi è come se avessero un nuovo modo di orientarsi. Hanno visto i mari più verdi del mondo, i cieli più luminosi del mondo, eppure si ricordano del Mediterraneo con nostalgia. Necessitano delle loro radici proprio perché hanno provato a sradicarle. Nel più lontano dei continenti cercano intorno a loro frammenti d'Italia, nella cucina, nella moda, nell'arte. E decidono di tornare a casa e dar vita a Tumahi, che oggi è una realtà aziendale con quattro dipendenti.

Provare a descrivere cosa fanno non è semplice. Prendete quelle orride palle Ikea, oppure la luna, ecco la luna è perfetta, e riempite la sua superficie di sfumature, di fili, di ghirigori, sporcatela e fatela esplodere come se fosse composta di fiori giapponesi o dei filamenti bronzei di Rodin. Pensate a delle sfere, a dei pianeti, blu, luminosi, fumosi, fosforescenti, tracciati come se Pollock riuscisse a camminarci sopra.

Tumahi è un po' questo, entrare dentro un ambiente (un sushibar? una casa?) e essere proiettati in uno spazio più esterno dell'esterno da dove proveniamo e che contemporaneamente comprende tanti interni, quelle palle, quelle monadi misteriose che chissà cosa nascondono dietro le loro facciate velata.

La storia è stata raccontata da Vins Gallico, scrittore.

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