SEGUICI SU
Indietro

THEA MARTI

THEA MARTI
THEA MARTI
Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
THEA MARTI
THEA MARTI

Il termine “surreale”, secondo la Treccani, esprime o evoca il mondo dell’inconscio, del sogno. Cerco di comprendere quale definizione possa racchiudere l’idea di Thea Marti. È fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni ma non è surreale, anche se questa dimensione anima il suo peregrinare per l’Europa e il mondo. Parte dall’Ucraina alla scoperta di un’Europa di stimoli culturali e artistici. Appassionata della forma breve, i successi dei suoi corti le rischiarano la via come piccole stelle, orientandola verso qualcosa di più grande. Alle spalle gli studi universitari in lingue orientali, il fascino discreto ma incalzante dell’alterità, dimensioni nuove che sono accesso a diversi strati di cultura, a insoliti modi di vedere le cose. L’Italia diventa porto da cui salpare per altri paesi, tra cui la Francia - dove lavora alla produzione per Jodorowsky - e il Messico, dove svolge una tesi di ricerca dedicata al regista Luis Buñuel. Il surrealismo ispira la sua vita interiore, l’esigenza di andare oltre il convenzionale. “PhD Films” è il suo dottorato, quello che non ha mai fatto nonostante una corposa formazione accademica. Lo sta facendo da sé, grazie al sostegno di un Fondo per le Politiche Migratorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. “PhD” come psychedelic, secondo il dizionario Sabatini Coletti, effetto di allargamento della coscienza e superamento della realtà. In questo caso proiezione concreta di una visione quasi onirica: una startup per incrementare la produzione del cinema di genere in Italia attraverso una rete di contatti europei e internazionali. Soprattutto per donne che in un questo settore sono perle rare ma di cui lei scorge il valore. Nello stato ordinario di coscienza tutto questo sarebbe surreale ma “PhD Films” è una realtà che ha superato il sogno.

La storia è stata raccontata da Elisa Cappai, scrittrice.

- SPAZI E LAVORI -