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TECNICHE D'EVASIONE

TECNICHE D'EVASIONE
TECNICHE D'EVASIONE
sbeffeggiare il potere
TECNICHE D'EVASIONE
TECNICHE D'EVASIONE | sbeffeggiare il potere

Nel 1956, dal 23 ottobre al 10 - 11 novembre, in Ungheria ebbe luogo una sollevazione armata di spirito antisovietico, duramente repressa dall'intervento armato delle truppe sovietiche. Nella sanguinosa repressione morirono circa 2.700 ungheresi di entrambe le parti e 720 soldati sovietici, i feriti furono molte migliaia, molti gli ungheresi che lasciarono il proprio Paese. Il 4 novembre l'Armata Rossa arrivò alle porte di Budapest con circa 200.000 uomini e 4.000 carri armati, più di quanti Hitler ne avesse scagliati nel giugno del 1941 contro l'Unione Sovietica, nonostante la sproporzione delle forze in campo, gli Ungheresi resistettero ogni oltre previsione. Dal quel momento, l’Ungheria non fu più la stessa. Il clima di quella Ungheria ferita, ma che non si arrese mai al giogo sovietico, lo racconta la mostra “Tecniche d’evasione” al Palazzo delle Esposizioni fino al 6 gennaio 2020. Disegni, sculture, fotografie, cartoline, manifesti, libri di un gruppo di artisti dissidenti ungheresi, tra gli Sessanta e Settanta. Una straordinaria raccolta messa in salvo dal Museo Ludwig di Budapest. Attraverso i lavori di Endre Tót, Judit Kele, Sándor Pinczehelyi, Bálint Szombathy, András Baranyay, Tibor Csiky, Katalin Ladik, László Lakner, Dóra Maurer e di altri, racconta le tecniche di evasione messe in atto dagli artisti ungheresi per sfuggire ai controlli, ingannare la censura, per deridere e sbeffeggiare il potere. Al di là dell’indubbio valore artistico, gli oltre 90 lavori esposti mostrano come in ogni sistema di potere sia sempre possibile esprimere il proprio dissenso, perché, come scriveva il grande poeta tedesco Reiner Kunz, dissidente dell'ex DDR, “la vita è troppo breve per smarrire il coraggio”.

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