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SQUARTET

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Foto di Antonio Barrella
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C'è chi ascolta la radio sovrappensiero e chi si fa venire l'ispirazione per fondare un gruppo.

È successo così per gli Squartet. Un giorno Fabiano Marcucci (bassista) resta colpito da un pezzo alla radio. “Senti questo!” dice subito a Marco Gasbarro (batterista) che suona con lui nei Demodé. Si tratta di un pezzo dei Neo: Manlio Maresca alla chitarra. Marco e Fabiano, insieme a Manlio, danno vita agli Squartet, a cui si aggiunge Francesco Fazzi come tecnico del suono. Dopo un mese riescono già a portare in giro un repertorio originale di rock “strampalato”, tra Captain Beefheart, la scena No wave newyorkese e un'estetica da spaghetti western. Il nome del gruppo ha un'origine altrettanto eclettica: la passione per i suoni aspri e secchi, un omaggio alla farmacia “Squarti” di fronte alla prima sala prove, e ovviamente un'allusione all'idea di “squarcio”, uno reale (la cicatrice di uno dei componenti) e uno più generazionale: la lacerazione giovanile. Si formano individualmente sia al conservatorio sia da autodidatti, ma soprattutto grazie ai musicisti incontrati in tour “ai quali rubano tutto”.

Crescere professionalmente significa vedere da vicino come lavora un musicista bravo. Nei primi cinque anni di carriera, nonostante Manlio sia originario di Terracina, Fabiano romanissimo e Marco a cavallo tra Casilina e Castelli Romani, suonano soprattutto all'estero e sono molto legati all'organizzazione londinese Match&Fuse, in grado di creare un buon networking tra festival musicali europei; mentre ora sono abbastanza stanziali a Roma. Hanno preso parte anche ad altri progetti come Fingerprints (The Snakefinger Tribute Orchestra) e Ardecore. Il loro primo album, Squartet (2005) ottiene una nomination al premio Fuori dal Mucchio (patrocinato dal MEI). Rispetto alla scena musicale italiana contemporanea hanno qualche riserva: “è come se ci fossero meno cani sciolti, e più ansia di appartenere a una comunità ben definita, dove la propria musica sia sempre apprezzata”.

La storia è stata raccontata da Christian e Veronica Raimo, scrittori.

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