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Simone Perinelli

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Foto di Antonio Barrella
Simone Perinelli
Simone Perinelli

Un palco poco illuminato, elementi scenici ridotti all'essenziale, il monologo di un attore che sembra appena uscito di casa per comprare le sigarette, vestito con un paio di short e la prima maglietta trovata nell'armadio. Non importa che ci sia un pubblico seduto in platea: l'universo teatrale di Simone Perinelli è volutamente costruito all'insegna della sobrietà. È un teatro di sottrazioni, che soltanto togliendo e riducendo riesce a valorizzare le espressioni del corpo e l'effetto drammatico della parola. È forse per questo che il primo importante progetto dell'artista romano, la Trilogia dell'Essere, da lui scritta, diretta e interpretata, nasce da un fallimento: quello di mettere in scena Caligola di Albert Camus. Dopo due anni di lavorazione, tra il 2010 e il 2012, Perinelli abbandona lo spettacolo e decide di rivisitare in chiave esistenzialista tre personaggi classici della letteratura occidentale: il burattino di Collodi (Requiem For Pinocchio), l'Ulisse di Omero (Macaron) e il Don Chisciotte di Cervantes (Luna Park).

La forza di Perinelli sta tutta qui: lavorare sull'antico e riattualizzarlo in un teatro portato al suo grado zero, dove l'unica concessione ai costumi sono piccoli travestimenti che rendono ancora più straniante il suo look da uomo qualunque: una gonna da ballerina, una parrucca bionda, le maschere di un asino o di un maiale. Non a caso il cuore dell'attività di Perinelli è il piccolo borgo di Calcata, in provincia di Viterbo, dove ha sede la sua compagnia teatrale Leviedelfool: un luogo in cui arcaico e contemporaneo convivono in uno strano mix di arte, natura, suggestioni architettoniche, tagli di luce che trasformano il paesaggio in un enorme e straniante set.

“Io non esito”, diceva Carmelo Bene: Perinelli ha intuito la tragicità di questa affermazione e l'ha fatta sua. Anche lui, forse, non esiste, ma esistono il suo teatro, la sua voce, i suoi gesti, gli occhi quasi da folle che rappresentano il vero centro di gravità di tutte le sue performance.

La storia è stata raccontata da Giorgio Nisini, scrittore.

 

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