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Sere d'estate: RezzaMastrella

Sere d'estate: RezzaMastrella
Sere d'estate: RezzaMastrella
in PITECUS
Sere d'estate: RezzaMastrella
Sere d'estate: RezzaMastrella | in PITECUS

Antonio Rezza e Flavia Mastrella, ovvero RezzaMastrella, un combinato artistico inimitabile nel panorama teatrale contemporaneo,  Leoni d’oro alla carriera per il Teatro 2018 e recenti vincitori del premio Rosa d’oro della Milanesiana, saranno i protagonisti il prossimo 30 agosto alle ore 21.00  sulla Spianata dei Signori dell’ intenso e ironico spettacolo teatrale PITECUS, nell’ambito della rassegna Sere d’estate organizzata della Regione Lazio e realizzata da LAZIOcrea in collaborazione con il Comune di Santa Marinella e Coopculture.

PITECUS è uno spettacolo irriverente, satirico e cinico e racconta storie di tanti personaggi. Un andirivieni di gente che vive in un microcosmo disordinato: stracci di realtà si susseguono senza filo conduttore, sublimi cattiverie rendono comici ed aggressivi anche argomenti delicati. Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio. I personaggi sono brutti somaticamente ed interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell'anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. Parlano un dialetto misto, sono molto colorati, si muovono nervosi e, attraverso la recitazione, assumono forme mitiche e caricaturali, quasi fumettistiche.

E' uno spettacolo che analizza il rapporto tra l'uomo e le sue perversioni: laureati, sfaticati, giovani e disperati alla ricerca di un occasione che ne accresca le tasche e la fama, pluridecorati alla moralità che speculano sulle disgrazie altrui, vecchi in cerca di un'identità che li aiuti ad ammazzare il tempo prima che il tempo ammazzi loro, persone che tirano avanti una vita ormai abitudinaria, individui che vendono il proprio corpo in cambio di un benessere puramente materiale, esseri che viaggiano per arricchire competenze culturali esteriori e superficiali.

Questi personaggi parlano un dialetto frastagliato e tronco, si muovono nervosetti, fanno capolino dalle fessure e dai buchi dei vasi di stoffa variopinti, i menti e le capoccette pensanti spuntano e si alternano alle sete, dalle reti e dalla juta dando il senso di quartieri popolari affollati dove il gioco e la fantasia alzano il vessillo dell'incomprensione media. Il quadro di scena è la scenografia mista al costume, ogni storia ha il suo habitat, ogni personaggio un corpetto diverso e mortificato.

Anche la scena e la struttura, come dei veri e propri quadri giocano un ruolo artistico nella drammaturgia, essi conferiscono allo spettacolo un linguaggio figurativo che mischia colori e parole.

L'uso dei materiali si rifà all'arte povera anche se un occhio è sempre attento alla moda ed al costume che influenzano mentalità e portamento dei personaggi.

Nei quadri di "PITECUS" prevale il triangolo, figura mistica un po' per tutte le religioni: teste spigolose fingono ragionamenti razionali, spicchi di volto incattiviscono somatismi già di per sé malvagi e corruttibili. Colori usati a tinte piatte, gialli, verdi, azzurri, rossi, riportano al mondo dell'infanzia, alle costruzioni, ai giocattoli di legno.

La stoffa avvolge i personaggi completandoli: juta, seta, cotone, sintetici, plastica, li rendono opachi o scintillanti. Parti di corpo che aggrediscono parti di realtà, porzioni di arti che inveiscono contro la narcosi che sembra fare scempio di uomini e desideri, parole tronche che inneggiano alla libera immaginazione:

non è stato inventato tutto, non tutto è stato enunciato, le parole sono infinite ed infinite le combinazioni, chi vuole farci credere che non c'è più nulla da scoprire è il primo nemico da combattere. PITECUS si scaglia contro la cultura dell'assopimento e della quiescenza creativa.

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