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VAGANBONBLU LIGHT

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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
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L’idea, ispirata alle luminarie delle feste religiose, nasce nel 2011: ridefinire in chiave contemporanea e con rigore formale l’utilizzo di quella memoria e farla risplendere in un tempo nuovo con la stessa forza evocativa. Bisognava progettare da zero. Non c’era un precedente nel lighting tradizionale né modelli di riferimento. Centinaia di micro led montati a nudo su una linea di rame di 5 millimetri. Un sistema flessibile,  low energy, dotato di dimmer, puntini di luce delicata, dal grande impatto scenografico. L’obiettivo era quello di farne un’opera tecnologicamente sofisticata ma non aliena, facile nell’uso e in dialogo aperto con lo spazio e l’architettura. Di giorno la bellezza del rame, al buio quella della luce, con tutti i suoi riflessi e le dissolvenze. Una creatura evoluta che avesse lo stesso potere seduttivo delle luminarie ma poco incline al sentimentalismo. Iniziano i primi esperimenti impossibili, poi quattro impetuose stagioni di prototipi, fra artigiani romani, università e tecnici, fino a quando, grazie al contributo della Regione Lazio tramite il bando Fondo della Creatività, il progetto riesce a raggiungere una piccola ma perfetta filiera. Il risultato è una pittura ipnotica, una scultura eterea e fluttuante in cui la parte strutturale e quella tecnologica si fondono con eleganza. Oggi le opere di Sabina, luminarie reinterpretate e aggiornate al XXI secolo, sono sculture luminose rivolte alla valorizzazione di spazi storici e contemporanei ma anche insoliti e semplici, versatili in tutte le scale dell’interior.

La storia è stata raccontata da Simone Ungaro, scrittore.

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