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RITA PETRUCCIOLI

RITA PETRUCCIOLI
RITA PETRUCCIOLI
Foto di Antonio Barrela
RITA PETRUCCIOLI
RITA PETRUCCIOLI

Ho sempre creduto che non esistano storie da scrivere, ma solo da disegnare. Anche a parole. Sembra pensarla così anche Rita Petruccioli, che di disegno e storie ci vive. Per lei, illustrare e leggere sono legati. Bisogna essere prima di tutto lettori: godere del racconto, e poi restituirne le emozioni in immagini.

La passione per il disegno la segue da sempre, persino tra i muri del liceo classico. E a 16 anni, a una mostra che espone le tavole del Pinocchio di Mattotti, decide: farà l'illustratrice.

Non subito per vocazione – all'inizio è solo un desiderio di fare cose potenti e belle come quelle ammirate. Si iscrive all'Accademia di Belle Arti a Roma, ma lì di illustrazione ne vede poca.

La svolta avviene studiando in Francia, prima a Tolosa, poi all'Ensad di Parigi. Entra in contatto con il mondo dell'illustrazione francese, apprende tecniche nuove, trova una sua strada.

Ha le idee chiare, Rita. Ma nell'editoria per ragazzi non sembra esserci spazio per lei. I primi lavori sono per conto di agenzie pubblicitarie, le storie riesce a disegnarle solo di notte. Poi un editore le propone un libro di epica sui Nibelunghi, e da quell'incarico ne vengono altri, e altri ancora. Mondadori, Bao Publishing, Laterza, Ladybird, Auzou, ELI, solo per citarne alcuni. Di recente i suoi lavori sono stati esposti in una personale al Macro, “Prima le donne e i bambini”, e nelle collettive “The future passed from Rome” alla Seoul Illustration Fair, “50X50X50” all’interno del progetto Italianism e “Olympic Frames” a Illustri Festival a Vicenza. E Rita ha deciso di raccogliere a una nuova sfida, dedicandosi al fumetto.

Per una strana casualità le arrivano spesso soggetti di epica o mitologia. «Non me li vado a cercare», scherza Rita, «però mi ci sento a mio agio, forse per i miei studi classici».

Ma la affascinano anche le figure femminili. Forse perché nelle storie cerca sempre di cogliere qualcosa di proprio. Le capita a volte di scoprire, disegnando, aspetti di sé che non conosceva. Narrare per immagini diviene quasi recitare: è entrare nel racconto, lasciarsi trasportare fino a trovarne un'interpretazione nuova e unica.

La storia è stata raccontata da Ida Amlesù, scrittrice.

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