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PORTATELOVUNQUE

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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
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Mute da sub, tappezzerie fuori uso di vecchie auto d’epoca, ombrelli dimenticati che non si aprono più. Questi sono alcuni dei materiali con cui lavora Chiara Di Cillo, la giovane designer creatrice di “Portatelovunque”. Laureata in Architettura e specializzata in Design, fin da bambina ha sempre sentito una forte propensione per la creatività e per i lavori manuali, ma soprattutto per il recupero dei materiali di scarto. Dove gli altri vedevano un oggetto ormai fuori uso, Chiara vedeva una possibilità. Intuiva il potenziale nascosto di vecchie cose apparentemente inservibili. È così che ha iniziato a sperimentare, ricavando la sua prima borsa dal taglio di una muta da sub. Le sue borse sono versatili. Assomigliano a dei 33 giri, da tracolle si trasformano in zaini, indossano sorrisi di stoffa intercambiabile. Sorrisi. È così che Chiara chiama le tasche a contrasto applicate su ogni borsa. Ogni creazione è diversa dall’altra e viene associata a un brano di rock anni ’70, di cui Chiara è grande appassionata. Ma “Portatelovunque” non si differenzia dagli altri solo per lo stile: c’è anche l’ecosostenibilità e la responsabilità etica del progetto. Tutti i prodotti sono rigorosamente fatti a mano, dal taglio dei pezzi alle cuciture finali, realizzate da un’impresa sociale che lavora con donne provenienti da percorsi di fragilità. Con il passare del tempo, alla prima collezione si sono aggiunti altri oggetti: pochette, bustine, mousepad, portabottiglie. Pezzi unici, originali, sempre sorridenti. La filosofia di Chiara è quella di offrire una moda diversa dal solito, controcorrente e green, per mettere in risalto non solo la bellezza del prodotto finito ma anche la passione, il lavoro creativo e la scelta etica che ogni creazione si porta dentro.

La storia è stata scritta da Valentina D’Urbano, scrittrice

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