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Pomezia Light Festival

Pomezia Light Festival
Pomezia Light Festival
Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
Pomezia Light Festival
Pomezia Light Festival

Comete si abbattono all’interno di un capannone fatiscente, l’acqua di una fontana come specchio del caos primordiale, una torre reagisce alle vibrazioni provocate dai passanti nella piazza in cui si erge. Tra lo stupore fanciullesco dei ventimila partecipanti all’evento, i più increduli sono proprio i cittadini di Pomezia, che per tre giorni vedono la propria città diventare teatro di scenari postmoderni, fantascientifici. Videoproiezioni, installazioni interattive, giochi di luce, sono le opere che ridisegnano le strade pometine, neutralizzando ogni distanza tra artista e fruitore, entrambi attori sul terreno comune dello spazio urbano.  Per realizzare un festival tanto imponente ci sono voluti mesi di preparazione, vagonate di scartoffie, una buona dose di ironia di fronte a contrattempi di natura tecnica, umana, atmosferica. Ma soprattutto c’è voluta una perfetta sintesi di ricerca artistica e competenze ingegneristiche.

Se n’è fatta carico l’associazione culturale Opificio, fondata nel 2014 da un gruppo di ex studenti dell’istituto Rossellini di Roma. Il gruppo si è arricchito nel tempo di nuovi elementi, accomunati dall’interesse di sondare le nuove frontiere dell’arte performativa. Iniziano realizzando scenografie virtuali nei teatri, poi si dedicano agli spazi urbani. Dopo opere di videomapping su alberi ed edifici, trovano a Pomezia l’ambiente ideale per il loro progetto più ambizioso. Indicono una call cui aderiscono artisti da ogni parte del mondo, selezionano le opere, le realizzano. Nel 2018 si bisserà: Pomezia di nuovo teatro d’altri mondi. Poi si smonta tutto e si torna al quotidiano. Ma è proprio questo il senso di arte effimera, con tutta la malinconia che l’aggettivo si porta dietro.

La storia è stata raccontata da Simone Ungaro, scrittore.

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