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POESIE POP CORN-DECLE

POESIE POP CORN-DECLE
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Foto di Antonio Barrella
POESIE POP CORN-DECLE
POESIE POP CORN-DECLE

I poeti di strada, che strane creature. Quando ho incontrato Mauro avevo solo una vaga idea di che cosa fosse la Street Poetry. Non sapevo che ci fossero comunità fiorenti di poeti in tutta Italia, che facessero dei festival e che la loro è una poesia che non si recita ma che si guarda e che si può fare ovunque, sempre, senza condizionamenti.

La Street Poetry è un’arte giocosa, esplosiva, colorata, che nasce con l’intenzione di riportare la fruizione poetica in mezzo ai quartieri, in mezzo alle persone: è una forma di comunicazione che mescola l’attenzione grafica con la performance, il linguaggio poetico con il writing, in una sorta di sincretismo artistico a più livelli.

Poesie Pop Corn, il progetto di Mauro e Stefania, cerca di portare la visionarietà della poesia di strada a livelli ancora più alti, finendo per creare un nuovo genere: la Social Network Poetry. Il tema è quello connaturato all’utilizzo dei social network contemporanei all’insegna del “poeticamente scorretto”: i versi diventano conversazioni di WhatsApp, le figure retoriche stralci di post su Facebook, le immagini sembrano prima passate sotto i filtri di Instagram e saltano tutte le regole, tutte le norme della pagina scritta, per arrivare a una libertà di espressione quasi totale, che può esprimere sé stessa su qualsiasi supporto, muro, serranda o panchina che sia («ora sei in me come nella / mia cronologia / fino a che avrò memoria / non ti cestinerò»).

Ogni affissione è firmata con il loro hashtag, #PPC in un chiaro riferimento al Pay per Clic, la modalità di acquisto e pagamento della pubblicità online. Mauro e Stefania, che lavorano entrambi nella comunicazione, nel 2015 hanno curato insieme ai Poeti der Trullo la terza edizione del festival annuale della poesia di strada che si è svolto a Roma. Poesie Pop Corn porta la poesia e l’arte in zone che altrimenti ne sarebbero sprovviste. Ogni loro poesia è una specie di boccata d’aria nelle periferie di Roma.

La storia è stata raccontata da Matteo Trevisani, scrittrice.

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