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Pietro Masturzo

Pietro Masturzo
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Foto di Antonio Barrella
Pietro Masturzo
Pietro Masturzo

Grida. Prima una tesi sui conflitti etnici del Caucaso. Dopo, i viaggi in Ucraina, Giappone, Cina, dove si guadagnava il pane con lavoretti saltuari. La vita a Napoli. In seguito a Roma. Di giorno si occupava di documentari e la notte di rassegne stampa. Ancora lavoretti, ancora corsi serali. Tutto, per un'idea che è stata sempre presente nella sua testa e che col tempo si è trasformata in una certezza. Che la fotografia, e in particolare il fotogiornalismo, era la strada che Pietro Masturzo doveva percorrere, con l'impegno, la passione, la curiosità che avevano caratterizzato fino ad allora i suoi viaggi. Così riparte per il Caucaso in cui compie il suo vero, primo reportage fotografico. Le agenzie cominciano a commissionargli alcuni lavori.

La svolta, è l'Iran. O, meglio, i tetti dei palazzi sventrati di Teheran dopo trent'anni dalla Rivoluzione Islamica. Era il periodo appena successivo alle proteste per le elezioni presidenziali, quando migliaia di persone gridavano per le strade il loro dissenso. Di giorno. Poi cominciarono anche di notte. A gridare dai tetti, però. Dai balconi, dalle finestre, da ciò che dall'alto sembrava più forte, più potente. Pietro cattura con la lente uno di quei tetti; le finestre squadrate illuminate; la muffa sulle pareti; la città, intorno, mezza rotta; le donne in hijab con le mani alla bocca, pronte a lanciare le loro grida. Una di quelle fotografie con i tetti, vincerà il World Press Photo Contest, e darà a Pietro il riconoscimento professionale che gli permette di esaudire il suo desiderio: parlare con la fotografia come attraverso una lingua. Cosa racconta questa sua specifica lingua?

Un presagio imminente. Qualcosa che deve ancora accadere; che sta per scoccare dietro l'angolo della messa a fuoco. Un vapore indefinito che non nasconde, ma svela. C'è un senso di vita che scorre lento, nelle sue foto, che si appoggia all'occhio di chi osserva come un raggio non del tutto spuntato, eppure così forte da schiarire le ombre.

La storia è stata raccontata da Rossella Milone, scrittrice

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