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MAURO MAGLIONE

MAURO MAGLIONE
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Foto di Antonio Barrella
MAURO MAGLIONE
MAURO MAGLIONE

Nel limite tra ciò che poteva essere e ciò che invece è stato, tra ciò che esiste e ciò che invece non è mai esistito, tra ciò che si sogna e ciò che invece non è mai stato pensato, si inserisce tutta la poetica di Mauro Maglione e anche molta della sua vita.

Innanzitutto, Mauro è nato in un giorno limite, il 31 dicembre del 1994, subito prima che l'anno cambiasse, e poi è anche cresciuto in un luogo che poteva essere un altro, visto che prima di Castrocielo – il paese in provincia di Frosinone in cui ha sviluppato tutto il suo immaginario – i suoi genitori avevano vissuto a Buenos Aires, Parigi e Caracas. Nel tempo, questa cosa non è cambiata e Mauro ha continuato a muoversi sul limitare degli eventi.

«Ho iniziato a fotografare per una scommessa, mentre ero in un college, in Irlanda: non avevo nemmeno la macchina fotografica, me la sono comprata lì. Dopo quelle prime foto, mi sono appassionato talmente tanto che, alla fine, non potevo fare altro. Per questo mi sono iscritto allo IED», mi ha raccontato Mauro che, nella voce, si porta dietro un senso molto forte degli affetti, degli amici, dei genitori, dello zio cuoco e stampatore, della nonna che gli fa da modella e della mamma che è insieme cuoca, stampatrice, pittrice, modella e sostegno in tutto per lui. E poi c'è Castrocielo, che è sempre proiettata dietro di lui, mentre ti parla.

E infatti la sua tesi allo IED, il progetto più lungo e importante che ha fatto, è stato totalmente ambientato nel suo paese, come tutti gli altri scatti, dai ritratti alle foto allestite, passando per le immagini pubblicitarie. Matalena racconta leggende e tradizioni folkloristiche di Castrocielo, ricreate dopo un lungo lavoro di ricerca e produzione, tra interviste, disegni preparatori, costruzione di set, realizzazione di vestiti e cappelli, tutto fatto da Mauro stesso.

Scattare, per lui, fa esistere quello che avrebbe potuto, quello che si era pensato e anche quello che non si sarebbe mai potuto immaginare. Porsi sul limite, sì, ma per superarlo.

La storia è stata raccontata da Elisa Casseri, scrittrice.

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