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MATTEO GENTILE

MATTEO GENTILE
MATTEO GENTILE
Foto di Antonio Barrella
MATTEO GENTILE
MATTEO GENTILE

Creatività, resilienza, passione. Sono le armi di Matteo Gentile, armi potenti, affilate.

Si leggono nel suo sguardo, oltre che sulla carta del suo curriculum. 10 anni come designer di auto, una laurea in Disegno Industriale alla Sapienza di Roma, un master conseguito alla scuola di design Elisava, a Barcellona. E poi collaborazioni e progetti in giro per l'Europa, tra Italia, Spagna, Gran Bretagna, Austria, Germania.

Un cammino complesso, ma che non ha saputo scalfire il suo entusiasmo. Comincia a lavorare che ancora è studente, in un’azienda di Barcellona da cui poi passa alla SEAT. Settore: Car Design. Da allora colleziona un'esperienza dopo l'altra nel campo del disegno automobilistico, lavorando anche da freelance in Gran Bretagna, fino ad approdare alla Bugatti nel 2016.

La sua è una passione nata quasi per gioco. Ha sempre adorato le automobili per la loro complessità e la ricchezza di dettagli da progettare. La voglia di disegnare un’auto perfetta, che corrisponda ai suoi desideri, gli viene da bambino, all’uscita di scuola. Dai finestrini della Fiat Uno del padre - una “carriola” come lui stesso la definisce ridendo – ammira Jaguar e Mercedes sfavillanti. E immagina di crearne anche lui, di vetture così, seguendo solo la sua fantasia e il suo gusto. Un sogno che, grazie a determinazione e disciplina, diventa realtà.

GTL. Gran Turismo Leggera. Nel suo progetto il peso è un elemento chiave. Non è un’auto per deboli di cuore, la sua. È nata per correre. Un’Alfa Romeo su misura, per gentiluomini alla guida. Un classico intramontabile reinterpretato in modo personale.

Tanto personale da divenire persona. Matteo Gentile la descrive con calore, ne parla come se fosse umana. «È aggressiva per la velocità e per la sua relazione con il suolo, il modo in cui poggia a terra. E ha uno sguardo molto presente, ti guarda dritta negli occhi». Le linee poi sono audaci, sensuali. Forme e carrozzeria sono ispirate alle curve della Loren, in un connubio di bellezza e carattere, forza e leggerezza.

La storia è stata raccontata Ida Amlesù, scrittrice.

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