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MARTA GIACOMINI

MARTA GIACOMINI
MARTA GIACOMINI
Foto di Antonio Barrella
MARTA GIACOMINI
MARTA GIACOMINI

Risulta fin troppo facile, a posteriori, leggere la scelta di studiare lingua, letteratura e cultura orientale all’Università La Sapienza di Roma come un altro aspetto dell’amore che Marta Giacomini coltiva da sempre per qualunque forma d’arte.

Se la scelta di studiare le lingue orientali può apparire lontana geograficamente e per certi versi sentimentalmente, ancora più lontana potrà sembrare l’idea alla quale Marta ha pensato, con genio e fantasia, per dare sfogo al suo amore artistico – e ogni amore, si sa, nasconde un bisogno e un’ossessione.

Le creazioni artistiche firmate MàGia (contrazione tra il nome Marta, detto alla romana, e le iniziali del suo cognome, Giacomini) sono gioielli unici, pensati come pezzi da indossare non solo per adornare un corpo, ma per raccontare storie. Infatti gli accessori, le borse, le mantelle, i gioielli di bigiotteria od oreficeria (adatti, dunque, a tutti

i portafogli) firmati MàGia, cercano di creare un rapporto diretto con la persona che li indossa.

Con un occhio di riguardo al contesto della storia, anche frutto degli studi universitari e della passione per i libri e per l’arte, Marta Giacomini realizza piccole opere d’arte indossabili in grado di soddisfare la necessità propria di ognuno d’esprimersi al meglio. Dal progetto/ disegno fino alla realizzazione, queste creazioni sono interamente artigianali, e si avvalgono delle competenze acquisiste da Marta Giacomini non solo in campo teorico, grazie alla frequentazione della

letteratura, delle culture straniere, dei più disparati immaginari, ma anche in campo pratico: Giacomini ha infatti frequentato una Scuola di Oreficeria per perfezionare le sue capacità e ampliare le sue possibilità creative.

Con gli accessori MàGia può accadere davvero una magia: le città invisibili di Calvino (arroccate su un affascinante anello), il volto di Charlie Chaplin (in un ciondolo di collana), escono finalmente dalle pagine dei libri, dallo schermo, per essere indossati.

La storia è stata raccontata da Giorgio Ghiotti, scrittore.

 

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