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MARIA PIA DI NONNO

MARIA PIA DI NONNO
MARIA PIA DI NONNO
Foto di Antonio Barrella
MARIA PIA DI NONNO
MARIA PIA DI NONNO

Il giorno in cui ho incontrato Maria Pia Di Nonno, non mi sono accorta subito che era seguita da un coro greco, un collettivo di figure che la raccontavano facendosi raccontare, che ci raccontavano facendosi raccontare. All'inizio, pensavo di trovarmi solo di fronte a Maria Pia, una ragazza di San Giovanni Rotondo che si è trasferita a Roma per studiare e che, nel 2013, si è laureata in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni discutendo una tesi su Adriano Olivetti, pubblicata dalla Fondazione Olivetti, e che ha vinto, nel 2014, il Premio “Giacomo Matteotti” della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Tutto mi faceva pensare che fosse lì da sola.

Poi ha iniziato a raccontarmi di come fosse nato il suo ciclo di seminari sulle “Madri fondatrici d'Europa” e di come, dopo una passeggiata al Cimitero Acattolico di Roma, dove è sepolta Ursula Hirschmann Spinelli, avesse deciso di farne il suo progetto di dottorato.

Ursula Hirschmann è stata la prima coreuta che ho visto, ma poi mi sono accorta di Ada Rossi, di Louise Weiss (la Nonna d'Europa), di Sophie Scholl, di Simone Weil e di Sofia Corradi, sulla quale Maria Pia ha scritto il volume «Per i giovani Europei», un'intervista a questa donna che ideò il progetto Erasmus – volume, tra l'altro, pubblicato dalle Edizioni di Comunità, casa editrice fondata da Adriano Olivetti nel 1946 e rilanciata da suo nipote 4 anni fa.

Un coro fatto di donne che hanno contribuito alla fondazione dell'Europa, insomma, ma non solo.

«Esiste una storia meno nota del processo d'integrazione europea: una storia che va oltre quella ufficiale, spesso fredda e frutto di una visione nazionalista. È quella la storia che io voglio raccontare, quella fatta di donne, di giovani, di persone normali che possono mostrare davvero un altro modo di essere Europa», mi ha spiegato Maria Pia, parlandomi delle sue idee su iniziative future, libri e pubblicazioni di altro genere.

Più parlava e più il coro cresceva in numero: alla fine, l'Europa era un popolo.

La storia è stata raccontata da Elisa Casseri, scrittrice.

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