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Marco Menniti

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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
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C’è da immaginarli, i tre futuri ideatori e programmatori del videogioco “Ultras War of Districts”. Li vedo nelle loro camerette di adolescenti, attorniati da sciarpe, bandiere, magliette e poster delle squadre di calcio per cui fanno accanitamente il tifo, mentre smanettano sui joypad per controllare le versioni virtuali dei loro beniamini, sempre più realistici, sui verdi campi in erba che vediamo in televisioni e pc. Destino comune delle ultime generazioni.

E proprio coniugando la passione videoludica con quella per il calcio, declinata però dal punto di vista dell’ultrà, alla soglia dei trent’anni E riuniti nella startup PMP Interactive, i tre danno vita, dopo quattro anni di lavorazione, a questo videogioco, in uscita imminente su Android e IOS, disponibile in 109 stati e in 13 lingue.

È un gioco di strategia - genere in forte crescita negli ultimi anni, grazie agli smartphone e alla possibilità della stilizzazione grafica - che riprende le dinamiche del tifo organizzato, facendo leva sul senso di appartenenza calcistica che contraddistingue un’enorme fetta della popolazione mondiale. Così, scelta la tifoseria, il videogiocatore si ritrova a capo di un quartiere che, espandibile attraverso la classica costruzione di edifici funzionali, intraprenderà presto una lotta per il dominio con i quartieri limitrofi, gestiti da utenti di tutto il mondo.Eppure, nonostante la grafica rimandi alla violenza iconica anarcoide e punk di Street Fighter o I guerrieri della notte, a prevalere sulla violenza è la componente goliardica, e spesso le faide tra quartieri si risolvono nell’imbrattamento dei muri o nella sottrazione dei vessilli avversari.

“Tieni in alto i tuoi color”, si canta in molti stadi. Adesso anche virtualmente.

La storia è stata raccontata da Simone Ungaro, scrittore.

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