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MANUELA TOGNOLI

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Foto di Antonio Barrella
MANUELA TOGNOLI
MANUELA TOGNOLI

Nella lista dei termini più abusati degli ultimi anni, accanto a “onestà”, “rottamazione” e alla new entry “post-truth”, non sarebbe strano trovare “distretto culturale e creativo”, “polo culturale e creativo”, e un sacco di altri “-culturale e creativo”. Portuense201 è un “-culturale e creativo” che, come pochi altri a Roma, riesce a non tradire le attese. Ricavato all’interno del comprensorio dell’Ex vaccheria Riccioni, è uno “studio diffuso” nel quale convivono laboratori artigianali, studi di architettura, startup, studi di grafica, comunicazione e architettura.

Al civico 201 di via Portuense, non lontano da piazzale della Radio, incontro Manuela, una degli eredi dei coniugi Riccioni protagonisti della riqualificazione di questi spazi. La prima cosa che noto è l’escursione cromatica: basta un passo in più per abbandonare il caos grigio di viale Marconi. La seconda è Aria, una signorina con trenta giorni di vita racchiusa nelle braccia della madre. Il resto è il racconto di un secolo, da quando ai primi anni del novecento i bisnonni presero a costruire quegli spazi per accudire sette mucche e venderne il latte; a quando fabbri, falegnami e cassamortari presero il posto delle bestie; fino al semi-abbandono arrivato sul finire del secolo scorso.

Poi nel 2011, in occasione di una mostra di Fotoleggendo — uno dei festival di fotografia più importanti d’Italia — il comprensorio inizia la sua resurrezione. Uno alla volta gli spazi vengono ristrutturati e riallestiti e infine affittati. È la stessa Manuela a scegliere chi farà di Portuense201 la sua nuova casa ed è questa opera di selezione ad aver creato un ecosistema fortemente sinergico in cui tutte le realtà coinvolte sono coinvolte davvero, in un gioco di interconnessioni crescente: «Ora vogliamo rafforzare lo scambio con il quartiere, poi con la città, infine con l’Europa. Siamo un team di venti persone che lavorano in sinergia, l’obiettivo e trovare realtà simili e creare una rete internazionale».

La storia è stata raccontata da Andrea Pergola, scrittore.

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