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MANUEL MANOTTA

MANUEL MANOTTA
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Foto di Antonio Barrella
MANUEL MANOTTA
MANUEL MANOTTA

Era Eraclito che diceva che «l’uomo è molto più vicino a sé stesso quando raggiunge la serietà di un bambino che gioca» e nel caso di Differenziando questa piccola massima raggiunge altissimi vertici di opportunità sociale. Avevo già sentito parlare in toni entusiastici del gioco, e quando ho chiamato Manuel e Roberto per farmi raccontare da loro come era nata l’idea, ho capito che l’entusiasmo era dovuto. Differenziando è un gioco di società rivolto a bambini e adulti che possiede una potenzialità educativa quasi eroica: lo scopo del gioco è riciclare, imparare l’arte del riciclo.

In un momento storico come questo, quando l’umanità avrebbe dovuto cominciare almeno due decenni fa a prendere in considerazione l’idea di produrre meno scarti possibili, le nuove generazioni sono diventate il punto nodale da cui passa ogni futuro possibile. È vitale imparare a creare meno scarti e a riciclare quelli inevitabili in modo che possano essere reinseriti del ciclo produttivo: è una cosa che riguarda tutti, ogni essere umano sulla Terra, senza distinzioni. Differenziando parla esattamente di questo «del modo in cui le persone possono imparare una cosa tanto semplice e tanto necessaria», mi dice Manuel al telefono, che si occupa di pubblica amministrazione, mentre Roberto ha un passato nei servizi ambientali. Hanno studiato i regolamenti e le normative, creato le pedine e i supporti, fatto i test e dopo poco ecco pronto il gioco in scatola pensato per le scuole: un successo che dopo essere stato presentato in molti comuni in provincia di Latina ha riscosso un notevole successo all’ultimo Romics, il grande festival dei fumetti e dei giochi di Roma.

Dopotutto è chiaro: è quando il gioco incontra la “paideia” che il miracolo si compie davvero, quando senza nemmeno farci caso si mandano a mente nozioni che nel giro di poco diventeranno automatismi indispensabili. Piccoli gesti dentro piccole mani: le sole che potranno salvare il mondo e difenderlo da chi non sa più nemmeno imparare a giocare.

La storia è stata raccontata da Matteo Trevisani, scrittore.

 

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