SEGUICI SU
Indietro

LUOGOCOMUNE DANZA

LUOGOCOMUNE DANZA
LUOGOCOMUNE DANZA
Foto di Antonio Barrella
LUOGOCOMUNE DANZA
LUOGOCOMUNE DANZA

In fisica, lo spazio è un'estensione tridimensionale senza limiti che contiene oggetti, cose materiali e noi.  Ma anche noi siamo uno spazio, lo sono i nostri corpi e i nostri movimenti e quindi anche noi siamo dei contenitori.

Non smettevo di pensare a questo, mentre parlavo con Maria Elena Curzi, Chiara Pacioni e Silvia Franci, 3 delle 6 fondatrici del collettivo Luogocomune Danza, nato nel 2011, e ora nucleo centrale del progetto insieme a Eva Grieco, che si è aggiunta nel 2015.

«Luogo comune, per noi, ha diversi significati. Innanzitutto il nostro luogo in comune, quello in cui ci siamo conosciute: lo Spazio Per-formativo Duncan 3.0. Poi c'è l'idea di spazio creativo in comune, luogo in cui fondere i ruoli della danza, lavorando tutte insieme a coreografia, drammaturgia e regia. E infine luogo comune nel senso di cliché, banalità, cosa scontata da manipolare e problematizzare per renderla racconto».

Le ragazze mi hanno parlato di lauree in lingue e storia delle religioni, ginnastica, teatro, danza, capoeira, pilates, percorsi accademici, mimo e molte altre cose per spiegarmi quante e quali strade diverse le hanno portate a incontrarsi, unirsi, fondere i loro stili fino a sintetizzare un linguaggio scenico minimale, performativo, ispirato al cinema, alla fotografia e all'arte figurativa astratta.

Mi hanno raccontato dell'appoggio del Duncan 3.0 e di Con.Cor.D.A (Consorzio Coreografi Danza D'Autore), delle residenze artistiche, della vittoria del bando di Roma Capitale “Esplorare lo spazio” e di come si sono mosse principalmente tra il Lazio e la Toscana, ma arrivando anche a Parigi e a New York.

Luogocomune Danza descrive la propria visione della realtà in luoghi non convenzionali (rifugi antiaereo, residenze sanitarie assistite, fabbriche, vetrine dei negozi), con performance che cercano di avvicinare la danza contemporanea al pubblico, giocando sull'ironia e sul grottesco del quotidiano.

Essere spazio, farsi spazio, occupare spazio: ecco, così.

La storia è stata raccontata da Elisa Casseri, scrittrice.

- SPAZI E LAVORI -