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Luca Avagliano

Luca Avagliano
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Foto di Antonio Barrella
Luca Avagliano
Luca Avagliano

«Niente panico é nato quasi per un inciampo, circa un anno fa...» mi racconta con sincerità Luca. «All'ultimo momento mi sono ritrovato da solo in uno spettacolo, e ho dovuto sopperire da solo alla mancanza di un attore... come? Puntando su me stesso, la sola e ultima risorsa che mi era rimasta. Mi sono ritrovato così a dover scrivere in soli 5 giorni circa un'ora di recitazione. Poi qualche tempo dopo, su per giù durante la scorsa primavera, ho riletto quanto avevo scritto, e ho pensato che non era poi così male e che avrei potuto estenderlo per approdare a un progetto diverso: così è nato Niente panico».

Lo spettacolo è incentrato in sostanza sul ritiro di una persona dalla vita, dai suoi ritmi quotidiani come dalle esperienze più intime. Si rifugia letteralmente in casa, ammalandosi di una vera e propria sindrome dell'abbandono. Nulla sembra avere più senso per lui, niente pare emozionarlo o per lo meno distrarlo dalla cortina asfissiante del suo io addolorato. E il flusso di coscienza che gli corrisponderà ne terrà naturalmente conto, oscillando tra la disperazione e la comicità, fra la sensibilità acutissima e la liberazione quasi irrazionale del riso.

«Il teatro lo concepisco come un contesto da creare e portare avanti in gruppo, una comunità da condividere con più anime pensanti», prosegue Luca. «Nel caso di Niente panico, da una parte ho avuto la consapevolezza di aver agito in maniera parzialmente diversa, dall'altra di non essere stato mai completamente da solo. Alcuni musicisti mi infatti hanno accompagnato e, in generale, lo spirito di una collettività accanto a quello che dico e faccio l'ho sentito e lo continuo ancora a sentire sempre vicinissimo a me».

Uno spirito che, come la storia rappresentata, è adatto a tutti, anche ai più piccoli.

La storia è stata raccontata da Angela Bubba, scrittrice.

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