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LUCA ALESSANDRO

LUCA ALESSANDRO
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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
LUCA ALESSANDRO
LUCA ALESSANDRO

“Ho sempre vissuto il cimitero in modo strano, fin da bambino temevo potesse contaminarmi. Quando ci andavo trattenevo il respiro”. Esordisce così Luca, prima di raccontarmi che al centro del suo cortometraggio c’è proprio un cimitero, quello di Patrica, in Ciociaria. L’avversione per i cimiteri finisce il giorno in cui Luca dà in ultimo dono alla nonna un anello cui è molto affezionato. Esorcizzando così il cimitero che per lui diventa luogo di riflessione; ci passa il tempo, ne conosce i visitatori fino a che una donna cattura la sua attenzione. “Mi ha colpito la sua forza d’animo, stava lì come un guardiano e mi affascinava”. La donna si reca ogni giorno davanti alla tomba del figlio ma non si limita ad andarlo a trovare. Veglia su di lui, “non permetterò più a nessuno di mancargli di rispetto”, spiega al regista. Luca ha studiato alla Romeur Academy e al Cineteatro, ha fatto esperienza su vari set, co-diretto due film. Questo è il suo terzo cortometraggio, interamente auto-prodotto. Dieci giorni prima delle riprese di “Mamma racconta”, l’attrice scritturata abbandona il progetto per ragioni personali e Luca si ritrova con il set allestito e una assenza fondamentale. Spunta Federica quasi per caso, riceve la sceneggiatura da un amico. Stefano, il figlio perduto dalla donna che le si chiede di interpretare, è il nome del padre perduto. “Dalle parti di Patrica è nata la mia mamma, ma nella storia sentivo papà, era come se tutto si stesse collegando, una sensazione molto profonda”. Dall’unione di queste sinergie nasce così un corto sperimentale, diverso dai precedenti lavori di Luca e di cui si sorprende lui stesso. Ad arricchirlo, inquadrature non convenzionali, “taglio perché questa donna ha talmente tanto dentro di sé che l’inquadratura non può riuscire a contenerla”.

La storia è stata raccontata da Anna Giurickovic Dato, scrittrice.

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