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SET Architects

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Foto di Antonio Barrella
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Il Bologna Shoah Memorial progettato dal giovane studio SET Architects è molte cose.

È studio del contesto, è recupero delle testimonianze storiche attraverso interviste con i parenti di chi è stato deportato, è ispirazione letteraria guidata dall’indimenticato passaggio tratto da Primo Levi, “voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate, tornando di sera, il cibo caldo e visi amici, considerate se questo è un uomo”.

È, infine, una riflessione sullo spazio e su come questo possa condizionare l’umana esistenza.

Nasce dalla volontà della Comunità Ebraica di Bologna di donare un nuovo luogo simbolo alla città e dal lavoro di Lorenzo Catena, Onorato di Manno e Andrea Tanci.

Il Memoriale è un imponente oggetto scultoreo costituito da due blocchi di dieci metri di altezza e larghezza. Dall’esterno questi si presentano come pieni e compatti, oggetti oscuri che ci aspetteremmo di incontrare alla fine del mondo.

All’interno al contrario si svuotano: «le lastre incastrate di acciaio Cor-Ten formano una griglia che, in una ripetizione ossessiva, ricorda le geometrie dei letti dei dormitori dei campi di concentramento».

Osando camminare tra i due blocchi, i nostri piedi incontrano la pavimentazione in pietrisco tipica delle massicciate ferroviarie, il nostro corpo vede e percepisce lo spazio stringersi mano a mano che avanzano i passi. Il pensiero, l’unica cosa che può volare quando il corpo è costretto alla cattività, non potrà che prodursi in un intimo raccoglimento.

Il memoriale è situato nella piazza tra via Carracci e il ponte di via Matteotti: la relazione tra architettura e contesto dà significato a uno spazio esistente ma privo di funzione, per renderlo punto di riferimento e invito alla riflessione. 

La storia è stata raccontata da Ginevra Lamberti, scrittrice.

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