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Lia Mancuso

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La seconda vita ‘artistica’ di una scarpa
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Può una scarpa trasformarsi in opera d’arte? La risposta è affermativa se a parlare sono Lia Mancuso e Vincenza Policardi , due creative che hanno scelto di lavorare sulle calzature per esprimere il loro talento artistico. Lia e Vincenza, diplomate in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, hanno scelto di unire le proprie forze per creare qualcosa di unico nel panorama attuale e allo stesso tempo capace di rappresentare in modo originale e alternativo il ruolo della donna nella società. Perché proprio le scarpe? La risposta ha a che fare con il caso.
 
Lia come è nata la vostra idea di trasformare vecchie scarpe in oggetti d’arte?
Tutto è nato per un avvenimento fortuito, accaduto nel 2006, mentre con Vincenza eravamo impegnate in un progetto teatrale dedicato alle donne. Durante una passeggiata, abbiamo trovato per caso un paio di vecchie scarpe abbandonate e abbiamo avuto la stessa idea: utilizzare proprio le calzature come supporto pittorico, un elemento non statico, ma che nell’immaginario rappresenta il movimento. Una sorta di tela alternativa, arricchita di un forte valore simbolico se applicata al mondo femminile: la scarpa rappresenta la donna e il suo cammino giornaliero verso la ricerca e l’emancipazione.
 
Come vengono realizzati i vostri lavori? In che modo restituite una seconda vita, in questo caso artistica, alle scarpe?
Le scarpe che noi lavoriamo possono prendere due direzioni:  una meramente artistica, l’altra “indossabile”. Nel primo caso, trasformiamo le calzature in un supporto scultoreo e pittorico. Le rivestiamo con della cementite che serve a renderle bianche e a indurirle; in questo modo possono essere lavorate e dipinte. E diventano come delle “tele bianche” su cui applichiamo diversi materiali, spesso di recupero. In questo modo,  si trasformano in piccole sculture da utilizzare come complementi d’arredo. Spesso diventano dei veri e propri racconti perché su molte scarpe abbiamo riportato dei testi.
 
E la seconda strada, quella delle scarpe nuovamente ‘indossabili’?
Questa seconda strada non frutto di una nostra idea, ma di molte clienti che volevano “indossare” delle opere d’arte. In tal caso utilizziamo nuove tecniche e colori per stoffe e pelle. Un modo per rinnovare scarpe che altrimenti finirebbero nel cestino.
 
La richiesta più bizzarra che avete ricevuto?
Una cliente ci ha chiesto di modificare un paio di sue vecchie calzature seguendo un particolare tema: New York, meta del suo viaggio e luogo prescelto per sfoggiarle. Ci siamo ispirate alla Big Apple realizzando due paia di scarpe diverse, uno sul tema del cammino sotterraneo, la metropolitana, e l’altro su tutto quello che c’è sopra questo cammino, quello che la grande metropoli americana offre. 
 
E ora?
Attualmente il nostro lavoro ha preso una strada diversa, quella della didattica. Purtroppo abbiamo avuto un momento di stasi. Così, essendo io un’insegnate, ho pensato di trasportare questa mia passione all’interno della scuola con un progetto didattico originale.
 
Di cosa si tratta?
È un progetto formativo e interdisciplinare per la scuola secondaria di primo grado, all’interno di un programma di sensibilizzazione sul tema dell’emigrazione; ho letto assieme ai miei studenti un libro che si intitola “Non dirmi che hai paura”, la storia di una bambina somala che voleva fare l’atleta e che sognava un paio di scarpe per correre alle Olimpiadi. Ma questa bambina è stata una delle vittime dei naufragi del Mediterraneo divenendo il simbolo di questo cammino verso i sogni. Ogni alunno ha portato a scuola un paio di scarpe vecchie per trasformarle e tentare di dare un senso al sogno di quella bambina somala.  
 
Cosa vi augurate per il futuro?
Ci piacerebbe continuare a trasmettere la nostra passione ed esperienza all’interno di strutture formative. La mia realizzazione artistica si concretizzerebbe anche così, con questo nuovo cammino.
- SPAZI E LAVORI -