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Flavio Tiberio Petricca

Flavio Tiberio Petricca
Flavio Tiberio Petricca
La pietra è mobile
Flavio Tiberio Petricca
Flavio Tiberio Petricca

La scultura è il suo modo per dialogare col mondo. Flavio T. Petricca preferisce presentarsi con il suo lavoro, piuttosto che con i riconoscimenti, per evitare che pensieri o opinioni distanti da ciò che lui è possano inquinare la sua opera. Perché Flavio è innamorato dell'arte, della sua pienezza, della leggerezza e della sua continua mutevolezza. Proprio da questa nasce il suo ultimo progetto, che si chiama L'immobilità della Pietra non è Libertà, titolo tratto da una frase di Maksim Gor'kij.

Quando, come e perché hai iniziato a dedicarti all'arte?
Beh, non c'è una data o un momento preciso. Sono stato avvicinato all'arte in tenerissima età dalla mia famiglia. Ho iniziato a “fare” arte già adolescente, la pittura è arrivata per prima e, poi, ho iniziato a indagare le forme e il senso tattile, usando alcuni materiali sintetici.

Chi ha creduto maggiormente in te?
Tutti. Lo so che sembra una riposta generica, ma chiunque mi sia stato vicino ha creduto in me e nella mia arte. E quando dico credere intendo che anche gli altri sono riusciti a sentirla come la sento dentro.

Qual è stata la tua maggior soddisfazione ed emozione?
Lavoro per raggiungerla ogni giorno, potrei dire che forse la sto ancora aspettando.

Un tuo sogno?
Il mio sogno è quello di riuscire a maturare tanto da trovare l'Opera. Quella con la O maiuscola, quella che non ti fa dormire, quella che ti riempie e ti svuota al tempo stesso.

Allora qual è il progetto che finora più ti rappresenta?

Quello che sto facendo ultimamente: modifico le pietre col silicone ( Petricca - Pietra ), ma lo scopo è quello di "infestare" con questi ciottoli spazi vari - trascurati e non - della città di Roma. Perché? Perché dietro all'attenzione che si presta all'estetica “modificata” si acuisce anche quella verso la rivalutazione dell'area coinvolta, e dimostrare che ognuno di noi, con poco può e dovrebbe fare qualcosa per il proprio territorio.

Raccontaci i tuoi prossimi progetti
I miei progetti sono molti. Io, come l'arte stessa, sono in trasformazione: nel senso che sposto sempre un po' più in là il paletto dei miei obiettivi, per crescere e migliorarmi. Una scoperta per me recente è quella di provare a condividere questa particolare arte sperimentale per strada, arricchendo i passanti di emozioni che spero siano inaspettate.

Cosa vuoi trasmettere con le tue opere?
Nel momento in cui creo qualcosa, non so bene neanche io che cosa sarà. È un processo lungo: percepisco l’opera come qualcosa che è in profondità, radicata dentro me, per riuscire a vederla devo lavorarla con le mie mania. Poi posso finalmente vederla, guardarla e capire: le do un nome, un valore e finalmente la ricongiungo a un sentimento, a un'emozione, a una parola che prima non sapevo esistesse.

Cosa provi quando lavori?
Non saprei definirlo, ma senza l'arte mi sentirei soffocare.

A cosa ti ispiri?
La mia fonte d'ispirazione è la mia più grande paura: la cecità. Per questo imparo le cose toccandole, creandole, dando loro superfici e forme da scoprire e conoscere.

- SPAZI E LAVORI -
Lo trovi qui: Via Dante Alighieri, 30 - Fara in Sabina (Ri)
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