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Andrea Calandruccio

Andrea Calandruccio
Andrea Calandruccio
una foto acqua e sapone
© Andrea Calandruccio
Andrea Calandruccio
Andrea Calandruccio

Classe 1992, autodidatta con un’innata propensione verso le doti artistiche e una forte passione per l’arte in tutti i suoi innumerevoli aspetti. Così si definisce Andrea Calandruccio, giovane fotografo di 24 anni che, da Roma, sua città natale, si è trasferito a Milano per inseguire il suo più grande sogno: la fotografia.

Come e quando è nata la tua passione per le foto?
Intorno ai 18 anni, così per caso anche se sono sempre stato appassionato al mondo dell’arte.

Come sei riuscito in pochi anni a trasformare questa passione nel tuo lavoro?
Diciamo che ho fatto quasi tutto da solo; ho comprato la mia prima macchina fotografica e ho iniziato a scattare foto senza farmi ispirare da qualcuno in particolare. Posso definirmi un autodidatta anche se poi, quando ho capito che questo sarebbe potuto diventare per me un vero lavoro, ho seguito un corso a Milano all’Accademia di Fotografia John Kaverdash.

Che tipo di fotografo sei? Cosa ti piace fotografare?
Sono un fotografo di moda perché amo questo settore. Ho sempre vissuto nell’ambito del fashion sin da quando ero bambino, dato che mio padre aveva uno showroom di moda.

Qual è lo stile che può riscontrarsi nei tuoi lavori?
Amo le foto pulite, dai toni soft e colori delicati: le bellezze che ritraggo devono essere acqua e sapone, naturali. Quello che cerco di far emergere quando lavoro è la bellezza assoluta, protagonista unica delle mie fotografie.

Qual è stata fino ad ora la tua soddisfazione più grande?
Essere arrivato in poco tempo a fare quello che per me rappresentava il sogno più grande. Se guardo al percorso fatto fin qui posso ritenermi fortunato ad aver avuto la possibilità di arrivare a questo punto senza aver aspettato anni di gavetta, ad essermi formato direttamente sul campo, fotografando personaggi e modelli come Mariano di Vaio, Stephen James, Melanie Ribbe e Georgia Salpa o aver collaborato alla campagna di Gold Fever.

Con quale brand famoso ti piacerebbe lavorare in futuro?
Essendo io amante della bellezza assoluta e della sua celebrazione non potrei non citare Dior, il marchio che forse più di tutti si avvicina al mio stile di concepire la fotografia.

Secondo te è possibile fare ad alti livelli questo mestiere in Italia?
È un lavoro difficile e la fotografia digitale non ha facilitato le cose anzi; oggi la fotografia è a portata di tutti e questo in qualche modo ha comportato una sua svalutazione anche in termini economici. Il nostro Paese però è un luogo ricco di arte, dove chi è appassionato di fotografia può migliorare: dietro ogni angolo si trovano suggestioni e ispirazioni. Ma se si vuole arrivare a un alto livello professionale è opportuno, a mio avviso, andare all’estero o comunque viaggiare, interfacciarsi con le altre realtà; il modo migliore per arricchirsi e migliorarsi.

- SPAZI E LAVORI -
© Andrea Calandruccio
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