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Quando l'oggetto si trasforma in arte

Quando l'oggetto si trasforma in arte
Quando l'oggetto si trasforma in arte
Manufatti artigianali e industriali convivono attraverso nuovi dialoghi e visioni, creando qualcosa di nuovo e sorprendente
Industriale Immaginario - Kintera
Quando l'oggetto si trasforma in arte
Quando l'oggetto si trasforma in arte | Manufatti artigianali e industriali convivono attraverso nuovi dialoghi e visioni, creando qualcosa di nuovo e sorprendente

Arte e materiali prettamente industriali, che sembrano soltanto mezzi per operazioni ripetitive e poco creative, hanno in realtà molto in comune. È questo il campo esplorato dalla mostra Industriale Immaginario. La convivenza non è a prima vista facile, ma si prospetta interessante e avvincente.

Arte e industria
L'esposizione mette in luce opere della Collezione Maramotti mai esposte precedentemente e il lasso temporale che viene coperto è davvero molto ampio. Infatti, si va dal lavoro di Nuvolo del 1958 a quelli più recenti di Laure Prouvost ed Elisabetta Benassi del 2013. L'arte contemporanea deve spesso e necessariamente confrontarsi con oggetti prodotti da e per la società industriale, inventando e proponendo, però, nuovi usi e nuove soluzioni. L'aspetto interessante di questo appuntamento, infatti, è il superamento del manufatto artigianale e di quello industriale grazie proprio all'opera d'arte.

Gli artisti
Gli esiti formali e i codici linguistici sono molto articolati: dalla ricerca intimamente connessa alla definizione di memoria individuale e collettiva, alla riflessione di tipo politico e sociale sulla elaborazione e l’uso delle informazioni, dal ciclo di vita degli oggetti e della loro caducità, alla ricerca della rappresentazione della realtà e della sua percezione tra naturale e artificiale. Tra le opere e gli artisti in mostra: Vincenzo Agnetti, con “Dati due istanti-lavoro vi sarà sempre una durata-lavoro contenente gli istanti dati” (1963), Elisabetta Benassi, con “Untitled -The InnocentsAbroad” (2011) e “Make War Together, MakePeaceTogether “(2013), Nuvolo con “Senza titolo” (1958), Paolo Grassino con “Analgesia” (2003-2004), Matthew Day Jackson con “Cult of Death” (2007).

 

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