SEGUICI SU
Indietro

Camilla Andreani

Camilla Andreani
Camilla Andreani
L’elettronica incontra l’arte. Così nascono i gioielli-insetto Midorj
Camilla Andreani
Camilla Andreani
Si dice che spesso i sogni vengono riposti in un cassetto. Ma in questa storia è proprio da quel cassetto che nasce un’idea di successo. Questa è la storia di Camilla Andreani, architetto d’interni con una spiccata passione per la resina e i materiali elettronici: un giorno trova questi piccoli oggetti in un vecchio mobile.  Racconta: “Li ho visti abbandonati lì, coloratissimi e con forme che ricordavano il mondo degli insetti. Mi è venuto allora in mente di provare ad assemblarli e da lì è partito tutto”. Il risultato è sorprendente: le sue mani iniziano a creare gioielli e accessori unici. È la svolta.
 
Da dove provengono questi materiali che usi e come fai a dargli una seconda vita?
Uso componenti elettronici che non si utilizzano più e che provengono magari da vecchi computer o televisori rotti; molti li recupero direttamente da schede madri. Li dissaldo e poi li trasformo in piccoli “insetti” da indossare, saldandoli nella resina. Nascono così pezzi unici sotto forma di ciondoli, bracciali, collane, orecchini e altri accessori. Una sorta di insetti 2.0.
 
Possiamo dire che questo è diventato ormai il tuo lavoro?
Il mio secondo lavoro. Io sono un architetto e una decoratrice e come secondo lavoro mi dedico alla creazione di questo tipo di bijoux nel mio laboratorio romano. Questa attività per me è partita come un hobby e poi si è trasformata con tanto impegno e dedizione in una società che si chiama Midorj. 
 
Parliamo degli inizi: come sei riuscita a farti conoscere?
È stata importantissima la visibilità sui canali social. Ma fondamentale è il passaparola. Ora punto sull’online, è il canale più redditizio e che consente di farsi conoscere anche oltre i nostri confini. 
Secondo  te si può  vivere di arte nel nostro Paese?
È possibile, ma molto faticoso: lo dico perché io vivo di quello che creo. Ma fortunatamente in questo momento storico il made in Italy  e l’artigianato stanno avendo un buon riscontro, soprattutto all’estero. Coniugando impegno e un po’ di fortuna è possibile emergere. Io ho la testa dura e quindi non mi sono fatta abbattere quando all’inizio non vedevo riscontri. Bisogna darsi del tempo e poi, se si è capaci, arriverà il consenso del pubblico. Ho partecipato a due Maker Faire, ho vari negozi in Italia e all’estero che vendono i miei prodotti ed espongo spesso nei bookshop delle mostre. 
 
Progetti futuri?
Tanti in realtà. Vorrei continuare a lavorare sul design, far crescere la mia collezione non soffermandomi solo sui gioielli, ma espandendo la ricerca anche su altri materiali. Insomma, non mi pongo limiti. È questo il bello del mio mestiere.
 
Chi sono i tuoi principali acquirenti?
In realtà è un pubblico trasversale, dalla ragazza fino alla signora di 70 anni. Ho successo anche tra gli uomini, con portachiavi e gemelli: sono loro che apprezzano maggiormente l’uso di materiali elettronici.   
 
La soddisfazione più grande che hai avuto finora?
Il fatto che le persone abbiano compreso i miei prodotti. Inizialmente rimangono tutti molto sorpresi e incuriositi. Poi la mia idea viene apprezzata. E genera un sentimento bellissimo: l’entusiasmo.
- SPAZI E LAVORI -
Lo trovi qui: via del Porto Fluviale 67/a, Roma
Lo trovi qui: via del Porto Fluviale 67/a, Roma