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L’archeologia latinense

L’archeologia latinense
L’archeologia latinense
città giovane dal cuore antico
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L’archeologia latinense
L’archeologia latinense

Capoluogo di provincia, nonostante sia una delle città di fondazione e, quindi, una delle più giovani d’Italia, Latina vanta tre straordinari luoghi archeologici. Andiamoli a scoprire!

Iniziamo da Satrico (l’antica Satricum), che compare addirittura tra le 28 città latina fondate da Silvio, figlio di Enea. Il sito, localizzato nel 1825 dallo studioso Antonio Nibby e poi scoperto dai primi rilievi condotti da H. Graillot nel 1885, si trova a circa 9 km dal mare, lungo il corso del fiume Astura, e occupa una serie di rilievi sulla destra dell'asta fluviale fra il territorio di Latina e Nettuno. Satrico si venne a trovare ai margine meridionale del Latium vetus, in un luogo frequentato per una sua connotazione religiosa, al crocevia della direttrici di comunicazione tra i territori degli Etruschi e le città greche della Campania e quella tra Preneste ed Anzio.

Le prime indagini sono del 1885, ma per i primi scavi sistematici occorre aspettare il 1896. La riscoperta del sito è incominciata con nuove campagne di scavo sistematiche e scientifiche a partire dal 1974, con il determinante contributo dell'Istituto Olandese, ed è ancora in corso. Nell'estate del 2019 è stata data notizia del ritrovamento dei resti di una villa romana e di tre scheletri umani.

Altro sito di notevole importanza è Tor Tre Ponti, oggi una frazione della città di Latina. È un piccolo sobborgo situato a circa 5 km dal centro della città sulla Via Appia. Vi è situata una chiesa settecentesca. Il nome della frazione è dovuto al ponte costruito in epoca romana, ancor oggi visibile laddove la Via Appia attraversa il fiume Ninfa. Si tratta di un basso ponte a tre arcate e da una torre sovrastante, quest'ultima scomparsa.

Il toponimo Tripontium è di antica origine e compare già in alcune lapidi che ricordano le prime opere di bonificazione eseguite lungo la via Appia sotto il regno di Teodorico. Nella zona era presente un ponte a tre arcate (da cui il nome della località) ricostruito dall'imperatore Nerva e completato da Traiano. Durante il medioevo, nei pressi del ponte venne costruita una torre (anch'essa rimasta nel toponimo) da parte della comunità di Ninfa per motivi difensivi e di avvistamento.

La chiesa di San Paolo apostolo fu realizzata in ricordo del passaggio dell'apostolo Paolo su progetto dell'ingegnere Gaetano Rappini, su commissione di papa Pio VI, il quale diede l'inizio ai lavori di costruzione durante la visita pastorale del 9 maggio 1790, benedicendo la prima pietra. A fianco della chiesa e del palazzo delle poste pontificie vi è il ponte del Ninfa-Sisto, chiamato anche ponte di Traiano, che attraversa il canale Ninfa nel punto esatto nel quale questo, oggi, termina convenzionalmente perdendo la propria denominazione e dando origine ai canali Sisto e Linea Pio VII.

Il ponte è realizzato in pietra calcarea ed è lungo 42,2 metri e largo 12,75 metri. Il ponte è costituito da due arcate ribassate con luce di 5,50 metri e da un chiavicotto laterale (il "terzo" ponte) riscoperto soltanto nel 1932 durante i lavori di bonifica integrale. Nel 1819 il pittore inglese William Turner realizzò alcuni schizzi (oggi esposti al Tate Modern di Londra) del ponte e dei monti Lepini visti da Tor Tre Ponti durante il suo viaggio verso Napoli. Nel 1903 il ponte venne studiato e fotografato dall'archeologo britannico Thomas Ashby. Il complesso monumentale di Tor Tre Ponti, aperto nel 2012, è uno spazio espositivo sulla cultura pontina.

Arriviamo a Forum Appii, un piccolo centro sorto in epoca romana come tappa e luogo di sosta sul tracciato della via Appia, a 43 miglia da Roma. Presso questa località la via Appia entrava nelle paludi pontine e dal porto fluviale qui collocato si dipartiva un canale navigabile lungo 19 miglia.

Di Forum Appii rimangono oggi pochissimi resti: tracce di edifici minori di cui si conserva solo la pianta, purtroppo in stato di abbandono, tratti di muratura in opus incertum, alcune lapidi commemorative e numerosi frammenti di materiali da costruzione o decorativi.

Delle opere stradali restano alcuni tratti di basolato (diverticoli della via Appia), alcuni cippi miliari e, ancora in opera (tuttora percorso da una delle carreggiate dell'attuale statale), un ponte romano a sesto ribassato che scavalca il fiume Cavata, parzialmente restaurato nel XIX secolo. L'area di interesse archeologico è attualmente suddivisa tra i comuni di Latina e di Sezze.

- LE OPERE -
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