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INTERNO 36

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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
INTERNO 36
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Prende il nome dal numero civico della sede del collettivo artistico, in via del Plebiscito, nel centro storico di Frosinone, una zona in cui molte attività hanno chiuso e ci sono pochi locali aperti. L’idea iniziale del collettivo, la Fondazione, risale al 2 aprile di due anni fa quando i primi tre componenti del gruppo si sono uniti. E poi, al compimento del primo anno di vita, Interno 36 ha lanciato il progetto culturale “Semi d’arte”, diventato un evento annuale aperto alla cittadinanza che intende anche tessere una rete tra artisti, creativi, makers e artigiani. Un gruppo affiatato di giovani che è andato via via ampliandosi fino ad arrivare a sette componenti tra fotografi, videomaker, una restauratrice, una pittrice e uno sceneggiatore e produttore cinematografico. Tutti in uno stesso spazio solo apparentemente disordinato: un’alleanza tra diverse professionalità che porta a collaborazioni e nuove idee. C’è la parte lavorativa del coworking e quella tesa verso la città, con l’organizzazione di corsi, laboratori per studenti ed eventi. La loro parola d’ordine è infatti “contaminazione”, per creare una piattaforma di arte totale. Un progetto artistico vivo, fiorente e riconosciuto che vuole dar vita a una rete di contatti lavorativi ma che è anche aperto alla comunità. Frosinone non è una città che vive di cultura - benché ci sia una nicchia molto attenta e ricettiva - ma “Interno 36” vuole puntare proprio su questa risorsa. E intende farlo con umiltà, mirando all’inclusione di tutti. Il legame con il territorio porta i ragazzi di “Interno 36” nelle scuole della provincia per corsi e laboratori, fa aprire le porte dello Studio per mostre e appuntamenti con l’obiettivo di fare la propria parte per una piccola rivoluzione culturale.

La storia è stata raccontata da Caterina Grignani, scrittrice.

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