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ILARIA PALLESCHI

ILARIA PALLESCHI
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Foto di Antonio Barrella
ILARIA PALLESCHI
ILARIA PALLESCHI

Era così piccola, quando ha iniziato a disegnare, da non ricordarsi neppure la prima volta che ha preso la matita in mano. Le sensazioni che provava disegnando, invece, se la ricorda eccome: felicità mista alla consapevolezza che quello non era solo un gioco.

Ilaria Palleschi adesso di anni ne ha 29 ed è riuscita a fare del disegno la sua professione.

Dopo un primo approccio alla concept art e alla tecnica cinematografica della storyboard art, consegue la specializzazione in illustrazione all'Istituto Europeo di Design, trovando finalmente la propria strada: la graphic novel e l'illustrazione. Lavora come freelance per studi pubblicitari e case di moda, architetti e associazioni, travalicando i confini del fumetto e delle illustrazioni per l'infanzia in cui spesso viene recintato chi disegna per professione.

Oltre alle opere su commissione continua a lavorare a progetti personali; l'ultimo dei quali, “Chill Out”, non è (ancora) una graphic novel, ma potrebbe esserlo. Si tratta di una serie di disegni al femminile in cui quali Ilaria mette in scena sé stessa e altre donne durante momenti di pausa. La traduzione di “Chill Out” dall'inglese è “Rilàssati”, e infatti lei definisce quest'opera “Un inno all'ozio”. Ozio che però non è pigrizia, non è inedia, ma uno stato d'animo meditativo. Il riposo allora diventa fonte di ispirazione creativa, momento di raccoglimento in compagnia di sé stesse necessario per ricaricarsi prima di ricominciare.

Nel suo pantheon di artiste di riferimento mette le pittrici Artemisia Gentileschi e Giorgia O' Keeffe insieme al polacco Balthus e ai contemporanei Manuele Fior, Monica Garwood e Mattotti, senza perdere di vista i giovani artisti emergenti, le ultime uscite e le autoproduzioni. Una ricerca che spazia dal passato al futuro per confluire in uno stile in continua evoluzione.

«Credo che gran parte degli illustratori passino la loro vita con questa spada di Damocle sulla testa – confessa lei – a chiedersi se hanno uno stile e se funziona».

La storia è stata raccontata da Chiara Sfregola, scrittore.

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