SEGUICI SU
Indietro

Arturo Vittori

Arturo Vittori
Arturo Vittori
Da Bomarzo progetti aerospaziali e umanitari internazionali, esposti anche al Moma di New York
Arturo Vittori
Arturo Vittori
Una passione per mondi fantastici, per l’arte e il design che si trasformano in realtà concreta.   Progetti aerospaziali, navali, strutture umanitarie realizzate in giro per il mondo, tutti firmati da Arturo Vittori, giovane architetto che da Bomarzo, in provincia di Viterbo, è riuscito a portare il suo genio creativo in ogni angolo del pianeta. I suoi progetti sono esposti anche al MOMA di New York e ora presenta l’ultima versione di un suo importante lavoro alla Biennale di Architettura di Venezia, dove è ormai di casa. È già la terza volta che vi partecipa.
 
Come è nata la passione per l’architettura?
È nata da bambino, partendo da quello che mi è sempre piaciuto fare: immaginare mondi fantastici e colorati. Un immaginario che poi con lo studio mi ha permesso di diventare architetto e di trasformare idee in strutture concrete. Sono cresciuto in questo settore, con un padre geometra che mi portava spesso in cantiere, un ambiente che ho sempre percepito come familiare.
 
Oggi architetto famoso: quali gli inizi di una carriera così prodigiosa?
Dopo l’università ho iniziato a lavorare in uno studio a Parigi e questo mi ha dato l’opportunità di entrare subito in contatto con progetti importanti e internazionali e di collaborare con industrie del settore aerospaziale e navale.
 
Da dove arriva l’ispirazione?
L’ispirazione  viene sempre dalla natura, maestra di soluzioni funzionali e perfette. Basta osservare con attenzione quello che ci circonda per  trovare  suggerimenti sul modo corretto di progettare.
 
Il lavoro al quale è particolarmente legato?
Sicuramente “Desert Seal”, una tenda monoposto ideata per il deserto; un progetto piccolo ma al quale sono molto legato perché frutto di una collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea per realizzare un lavoro terrestre basato su tecnologie spaziali. Il progetto ha vinto diversi premi e ora è esposto al MoMA di New York. È il lavoro che mi ha fatto conoscere a livello internazionale. Ma in generale sono legato a tutte le creature che ho realizzato, anzi forse maggiormente a quelle che non hanno ancora visto fisicamente la luce.
 
E poi c’è Warka Water, un altro grande progetto che porta la sua firma…
Sì, quello fa parte di un altro filone di lavori dedicato ai progetti umanitari, pensati per risolvere situazioni difficili come quelle presenti in Africa. Il Warka Water è una torre che ha la funzione di raccogliere l’acqua dall’aria per renderla potabile e allo stesso tempo crea una zona illuminata al di sotto della struttura; elementi molto importanti per comunità che si trovano a vivere in zone remote, senza infrastrutture, elettricità o acqua. 
 
Dove è stato realizzato questo progetto?
L’ho creato a Bomarzo, nel mio studio, in fase di prototipo. Poi il progetto pilota è stato realizzato in Etiopia un anno fa. Ora stiamo lavorando in diversi continenti come il Sud America e l’Asia, tutti luoghi che avrebbero bisogno del Warka Water.  
 
E ora anche la quindicesima edizione della Mostra Internazionale di Architettura a Venezia. 
Questa è la terza volta che partecipo alla Biennale di Architettura e per l’edizione 2016 sarò lì proprio con il mio Warka Water, nella sua ultima versione. La Biennale è un ambiente che conosco bene e rappresenta ogni volta un’occasione interessante per incontrare colleghi ed esporre il lavoro a livello internazionale. 
 
Progetti futuri?
Sto lavorando al Warka House, una versione del progetto Warka che riguarda le abitazioni di emergenza o quelle inserite in contesti difficili come campi nomadi o profughi. Si tratta di strutture facili da smontare e rimontare, leggere ma con la capacità di produrre in autonomia energia e acqua, senza bisogno di infrastrutture già presenti sul territorio. Abitazione funzionali nel senso che riescono a rendere più dignitosa la vita quotidiana di queste persone.
 
Lei lavora a Bomarzo pur collaborando a progetti internazionali. Come si possono sposare questi due mondi?
Oggi credo molto nella dislocazione delle funzioni grazie a internet e ai trasporti sempre più rapidi che ci portano a essere cittadini del mondo e a poter lavorare da qualsiasi postazione. Di conseguenza è indifferente il luogo in cui si abita e si svolge la propria attività. Il mio ufficio è sempre con me nella mia valigia e nel mio computer. 
 
Un consiglio per i giovani che credono, così come ha creduto lei, in un sogno creativo?
Credere sempre nelle proprie idee e non scoraggiarsi di fronte alle prime difficoltà. 
- SPAZI E LAVORI -
Lo trovi qui: via del Piano 20, 01020 Bomarzo (VT)
Lo trovi qui: via del Piano 20, 01020 Bomarzo (VT)