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Il Quartaccio di Pietro Barucci

Il Quartaccio di Pietro Barucci
Il Quartaccio di Pietro Barucci
Nelle periferie della capitale
Il Quartaccio di Pietro Barucci
Il Quartaccio di Pietro Barucci

Il Quartaccio è un quartiere periferico a nord di Roma che si raggiunge percorrendo via Boccea fino a via Vinovo; il cuore del Quartaccio è un piccolo complesso di case basse a mattoncini disposte su due lunghe file parallele. Tra i due binari, un'area pedonale pavimentata unisce i dirimpettai in un'unica unità abitativa tra via Flaubert e via Andersen. Siamo a Roma, anno 1984. E' qui che ha inizio la realizzazione del quartiere, quando il Comune di Roma affidò all’ISVEUR la concessione per la progettazione del Piano di Zona n° 13 V bis di 700-800 alloggi. 

L’incarico di coordinamento, inizialmente affidato a Lucio Passarelli che però scartò l’offerta, fu proposto a Pietro Barucci, architetto promotore della New Town che accettò.
Concepito con la logica degli spazi urbani tipici dei paesi, con le case si affacciano sui punti simbolo della vita comunitaria come piazzette, spazi verdi e piazzali, il progetto ebbe inizio con una visita all’area ubicata nella zona di Primavalle, adiacente al nuovo quartiere di Torrevecchia, dove una collinetta allungata era in quegli anni occupata da un’azienda agricola condotta da una famiglia. Il pianoro era delimitato sui due lunghi lati da scarpate coperte di macchia, configurando così una struttura tipica di tante famose hilltowns italiane ammirate all’estero e diffuse nelle penisola.

Le tipologie lineari inizialmente proposte per affiancare il viale pedonale erano di tre piani senza ascensore, di tecnologia tradizionale ma furono respinte dalla dirigenza comunale che le interpretò come un tentativo del concessionario di risparmiare. Si passò così a tipologie a quattro piani con ascensore; lungo i due bordi esterni dei crinali furono disposte schiere a due o tre piani con giardini. 

Limite del quartiere fu dettato dalla limitazione urbanistica di non poter realizzare attività commerciali a fronte strada poichè non finanziabili con le leggi dell’edilizia pubblica. Di conseguenza ne derivò un viatico al degrado dove i tre nuclei di negozi realizzati rappresentano altrettanti corpi estranei o anche presenze che non si fondono con il nuovo tessuto. Tuttavia il quartiere ottenne lodi e riconoscimenti, tra cui una segnalazione al Premio Regionale In/Arch per il Lazio del 1990 e una pubblicazione dell’ambientalista Francesco Perego sul Corriere della Sera che così titolò: “Finalmente la città!”. In ambiente universitario e professionale incontrò molti favori.

- LE OPERE -