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La Ribalta - Centro Studi Enrico Maria Salerno

La Ribalta - Centro Studi Enrico Maria Salerno
La Ribalta - Centro Studi Enrico Maria Salerno
La Ribalta - Centro Studi Enrico Maria Salerno
Ass. Cult. La Ribalta - Centro Studi Enrico Maria Salerno

Art. 27, comma 3 della Costituzione Italiana: la pena dovrebbe puntare alla rieducazione del condannato e, conseguentemente, al suo reinserimento nella società una volta scontata. Queste le intenzioni, ma non sempre questo si verifica. Il teatro, invece, può essere una splendida esperienza che apre verso nuovi mondi e nuove esperienze al di là delle sbarre, può portare lontano verso luoghi noti o immaginari e verso un nuovo lavoro.
La Ribalta - Centro Studi Enrico Maria Salerno, ha dato vita al Teatro Libero di Rebibbia. Ha iniziato nel 2000, diffondendo la cultura teatrale negli istituti di pena, organizzando corsi di formazione e di specializzazione ai mestieri dello spettacolo, come quello di attore, sicuramente, ma anche di tecnico del suono e delle luci o di costumista.

La teoria senza la pratica, però, si sa, conta poco. Così, dal 2004 il carcere di Rebibbia ha aperto le sue porte ad attori, scrittori, compositori, artisti o cittadini comuni, che possono incontrarsi con i detenuti e presentare il proprio mondo tramite spettacoli, performance o dibattiti. I detenuti - attori coinvolti sono oltre 100 e, al momento, sono stati prodotti ben 18 spettacoli con oltre 50 repliche per un totale di 40.000 spettatori. Tra i numeri anche un premio, l'Orso d'Oro al Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Infatti, nella troupe sono entrati anche i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, che hanno narrato nel film “Cesare deve morire” l'avventura di portare il Giulio Cesare di Shakespeare a essere rappresentato in carcere grazie a un cast di soli detenuti. Un insolito luogo del fare teatro, che ha lo scopo di ridurre l'angoscia e il vuoto della vita carceraria, facendo conoscere ai detenuti interessanti opportunità lavorative e portando la società civile all'interno delle mura di massima sicurezza per ribadire ancora una volta il concetto che chi sta dietro le sbarre è sempre un essere umano.

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