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i siti Unesco nel Lazio

i siti Unesco nel Lazio
i siti Unesco nel Lazio
Un viaggio alla ricerca di storia e cultura
i siti Unesco nel Lazio
i siti Unesco nel Lazio

L’Italia è il Paese con più siti patrimonio dell’Umanità Unesco oltre 50 nella lista del 2017 dislocati nelle varie regioni – e i siti Unesco del Lazio sono ben sette:

  • il centro storico di Roma con le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e la Basilica di San Paolo fuori le mura;
  • Villa Adriana a Tivoli;
  • Villa d’Este a Tivoli;
  • le necropoli  etrusche di Cerveteri e Tarquinia;
  • la macchina di Santa Rosa a Viterbo (patrimonio immateriale dell’umanità)
  • la Faggeta Vetusta del Monte Cimino.

Roma, capitale d'Italia, è considerata una delle più belle città del mondo. Il suo centro storico, insieme alle proprietà extraterritoriali della Santa Sede dentro la città e alla Basilica di San Paolo Fuori le Mura, è tra i 54 siti italiani inseriti dall’Unesco nella World Heritage List. Il centro storico, racchiuso all'interno delle mura aureliane e delle mura gianicolensi, comprende ben 25.000 punti di interesse ambientale e archeologico.

Tra le proprietà extraterritoriali della Santa Sede possiamo annoverare il complesso di San Giovanni in Laterano, la Scala Santa, Santa Maria Maggiore, Palazzo di San Callisto, gli edifici su via Sant’Egidio, il Palazzo della Cancelleria, il Palazzo di Propaganda Fide, Il Palazzo del Sant’Uffizio, il Palazzo Maffei, il Palazzo dei Convertendi , il Palazzo dei Propilei, il Palazzo Pio, gli edifici sul Gianicolo, la Basilica di San Paolo fuori le mura.

Cominciamo il nostro viaggio alla scoperta dei patrimoni dell'umanità del Lazio al di fuori della città eterna, luoghi carichi di storia, bellezza e cultura che sapranno lasciarci a bocca aperta.

Villa Adriana a Tivoli

Costruita per volere dell'imperatore Adriano, la splendida Villa dell’Imperatore risale al II secolo d.C. e si trova nella graziosa città di Tivoli. Realizzata nelle vicinanze della capitale sui Monti Tiburtini, a circa 28 km da Roma, era raggiungibile sia per mezzo della via Tiburtina che della via Prenestina, oppure navigando il fiume Aniene. L'area scelta era ricca di acque e vi passavano quattro degli antichi acquedotti che servivano Roma (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia e Aqua Claudia). Nei suoi pressi esiste tuttora la sorgente di acqua sulfurea delle Acque Albule (gli odienri Bagni di Tivoli), conosciuta e molto apprezzata dall'imperatore. Ancora oggi il complesso abitativo monumentake mette in scena i fasti dei luoghi del potere dell'antica Roma.E' possibile ammirare il Teatro Marittimo, la Biblioteca greca, le Terme, il Canopo (piscina con colonne e statue), la Piazza d’Oro con la Casa Colonica, l’Antinoeion (luogo di culto dedicato ad Antinoo, amante di Adriano e divinizzato in seguito alla sua morte), e altri edifici residenziali, ninfei, giardini e padiglioni.

Villa d'Este a Tivoli

A pochi chilometri di distanza da Roma, Villa d'Este fu realizzata per volere del cardinale Ippolito II d'Este, governatore di Tivoli dal 1550. Il cardinale, deluso per la mancata elezione a pontefice, volle far rivivere in questa villa i fasti delle corti ferraresi, romane e francesi e soprattutto eguagliare la magnificenza di Villa Adriana. Oltre alla bellezza dell’edificio stesso, quello che colpisce è la concentrazione di fontane, grotte e giochi d’acqua che rappresentò un modello così bello e perfetto più volte emulato nei giardini europei del manierismo e del barocco. 

Le Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia

Le necropoli di Cerveteri e Tarquinia, inserite nel 2004 nel World Heritage List dell'UNESCO, costituiscono una testimonianza unica ed eccezionale dell'antica civiltà etrusca, la sola civiltà urbana dell'epoca pre-romana in Italia. Infatti prima dell’espansione di Roma l’alto Lazio era popolato dagli etruschi, una delle civiltà più affascinanti della nostra penisola le cui origini sono ancora avvolte nel mistero. Gli affreschi all'interno delle tombe - vere e proprie riproduzioni di case etrusche - riproducono in maniera fedele la vita quotidiana di questa cultura scomparsa. I tumuli stessi riproducono tipologie di edifici che non esistono più in nessun altra forma. Giunti al loro massimo splendore nel IV secolo a.C., gli etruschi erano convinti che esistesse una vita oltre alla morte; per questo la tomba veniva concepita proprio come una casa e come tale doveva essere corredata di abiti, ornamenti, oggetti di uso quotidiano ma anche di cibi e bevande. Le tombe venivano poste fuori dai centro urbani in aree chiamate necropoli, e costruite o sotto terra o in superficie ma  ricoperte da cumuli di terra. Le due necropoli etrusche sono la Banditaccia a Cerveteri, una cittadina che dista circa 50 km da Roma, che si estende per circa 400 ettari e custodisce migliaia di tombe. E' da sottolineare però che la parte visitabile è solo di 10 ettari, circa 400 tumuli. Le tombe presenti vanno dal IX al III secolo a.C. e sono formate da una struttura circolare di tufo che al suo interno ricostruisce la casa del defunto con stanze e un corridoio per accedervi. Alcuni dei reperti trovati all’interno sono esposti nel Museo Nazionale cerite (museo archeologico della città di Cerveteri) ma la maggior parte sono esposti al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

A circa 80 km da Roma, Tarquinia è una città di circa 16.000 abitanti in provincia di Viterbo che dista 45 km dal suo capoluogo di provincia, e 20 km da Civitavecchia. La necropoli dei Monterozzi di Tarquinia è famosa per le sue tombe dipinte, ricavate nella roccia e accessibili da corridoi inclinati o gradini. E' proprio grazie alle decorazioni pittoriche che gli studiosi hanno potuto capire l’evoluzione, gli usi e i costumi della civiltà etrusca. La maggior parte delle tombr è stata costruita per una sola coppia e costituisce una camera sepolcrale. Le prime tombe dipinte sono del VII secolo, ma solo dal VI secolo esse sono state completamente affrescate. Tra le più famose la Tomba delle Leonesse, risalente al IV secolo, che consiste in una piccola camera con tetto a doppio spiovente. Il dipinto raffigura uccelli che volano e delfini che saltano attorno a scene di vita dell'aristocrazia etrusca. La Tomba del Cacciatore, del VI secolo a.C., rappresenta l'interno di una tenda, un vero e proprio padiglione di caccia con la sua struttura di sostegno in legno. La Tomba della Caccia e della Pesca, una delle più famose e studiate; composta da due camere, nella prima vi è una rappresentazione di danza dionisiaca in un bosco sacro, mentre nella seconda, una scena di caccia e pesca insieme ai ritratti dei proprietari della tomba. 

Faggeta Vetusta del Monte Cimino

A circa 80 km da Roma, la Faggeta del Monte Cimino, a Soriano nel Cimino, cresce su un antico vulcano e ha un’ampiezza di ca. 60 ettari ricoperti dal faggio Fagus sylvatica, con esemplari di dimensioni maestose, alcuni dei quali raggiungono i quaranta metri di altezza, creando la cosiddetta “fustaia a cattedrale. Questi grandi alberi hanno favorito la presenza di un gran numero di animali selvatici tra i quali la lepre, il cinghiale, il riccio, il ghiro e il gatto selvatico, nonché rapaci e picchi, e ne costituiscono un habitat fondamentale.

- LE OPERE -