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I murales di Tor Marancia

I murales di Tor Marancia
I murales di Tor Marancia
La street art ridisegna l’edilizia residenziale pubblica
I murales di Tor Marancia
I murales di Tor Marancia
Un progetto di arte pubblica partecipata che mira alla riqualificazione urbana. Big City Life è una rassegna di murales nata con l’obiettivo di rafforzare il tessuto sociale e culturale del quartiere Tor Marancia, emblema della periferia romana troppo spesso dimenticata. L’area si colora grazie alla street art e diventa uno straordinario museo a cielo aperto. Un museo pubblico permanente. Un percorso turistico alternativo rispetto a quelli tradizionali.
 
Il progetto di altissimo valore sociale e culturale ha messo a disposizione di artisti italiani e stranieri ben 2.500 mq di facciata delle undici palazzine Ater presenti nel comprensorio di via di Tor Marancia 63. Il risultato è una collezione unica al mondo: 22 murales da 145 mq ciascuno. 
Gli artisti hanno lavorato 70 giorni per 12 ore al giorno a stretto contatto con gli abitanti del quartiere. Ne sono diventati i portavoce e, per farlo, hanno consumato circa 765 litri di vernice e 974 bombolette spray.
 
Lungo viale di Tor Marancia in corrispondenza del civico 63 ci si imbatte nell’opera pilota dell’argentino Jaz, “Il peso della storia”. La lotta tra un italiano e un argentino simboleggia metaforicamente il legame storico tra i due paesi.
 
Poco più avanti, invece, c’è Luca, di spalle, che cerca di salire lungo una scaletta da lui disegnata per guardare oltre. “Il bambino redentore” è un omaggio dolce e lieve dell’artista francese Seth. La storia di Luca è una delle più emozionanti del percorso, perchè Luca è nato e morto in quel palazzo mentre giocava a calcio. 
 
Solo alcuni dei murales, però, sono direttamente visibili dalla strada. Per poter guardare gli altri è necessario accedere al comprensorio. E proprio entrando nel cortile dall’ingresso di viale Tor Marancia 63, ci accoglie “Nostra signora di Shangai” che sembra assolvere il compito di guidare il visitatore attraverso la Shangai romana. Mr klevra ritrae una madonna con bambino dai colori caldi, rosso, ocra e giallo che richiama le icone sacre bizantine. In basso, come una preghiera, la scritta “sotto la tua protezione cerchiamo rifugio”
 
Camminando lungo il palazzo, si raggiunge la facciata opposta sulla quale spicca l’opera “Veni, vidi, vinci”. Una svista voluta rispetto al motto di Cesare, perché Vinci è anche il cognome di Andrea, ragazzo disabile che abita al secondo piano di quello stesso palazzo sprovvisto di ascensore. Un’opera di denuncia, quindi, quella di Lek & Sowat a testimonianza della forte compenetrazione avvenuta tra artisti e residenti.
 
Attraversando il vialetto interno, sulla destra, ad un tratto sembra spuntare uno scorcio della Cappella Sistina. Si tratta dell’ultimo palazzo ad angolo tra via Valeria Rufina e via di Santa Petronilla sul quale è raffigurato un particolare delle mani di Dio e Adamo. L’italiano Jerico abbandona il tema religioso e indaga il rapporto tra uomo e natura (“Distanza uomo natura”). Un romantico ramo di pesco illumina tutta la facciata di questo museo a cielo aperto.
- LE OPERE -