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I bagliori del cemento vivente

I bagliori del cemento vivente
I bagliori del cemento vivente
A Parigi una mostra all’insegna del metamorfismo
I bagliori del cemento vivente
I bagliori del cemento vivente | A Parigi una mostra all’insegna del metamorfismo
La materia cambia, vive, si trasforma. La materia riflette infinite suggestioni, amplifica idee, definisce nuove logiche del pensiero. Accade a Parigi.  Dove anche il freddo cemento diventa opera che dialoga con cristalli, con parole e poesie. Luogo dell’inaspettato incontro è il Museo di Mineralogia, che si affaccia sui rigogliosi  Giardini del Lussemburgo di Parigi. Qui trova spazio l’insolita esposizione di Milène Guermont, giovane artista francese protagonista della scena creativa d’Oltralpe. Ora più che mai con la mostra I Cristalli. 
 
Perché tanta attenzione da parte dei critici francesi nei confronti delle opere di questa artista che nel suo curriculum vanta anche una laurea in ingegneria? La risposta è immediata: i cristalli o il cemento che compongono i lavori della Guermont esprimono un concetto che sta prendendo sempre più valore nel mondo dell’arte e della creatività: l’esigenza di evidenziare il momento del passaggio, della trasformazione, del divenire di un’opera attraverso il divenire della materia stessa. Nulla è fermo. I cristalli lo dimostrano visto che sono il risultato del passaggio da uno stato disordinato liquido a uno stato ordinato solido, controllato da leggi cinetiche complesse. Eppure ogni cristallo racconta una storia unica, personale. 
 
Come evidenzia Planètes sauveges (Pianeti selvaggi), un’istallazione formata da sfere policrome e fibre ottiche. Ogni pianeta racconta la propria storia attraverso una forma singolare, fatta di interazione con le altre materie, di reazione al processo di lavorazione. Lo comunica con una porosità personale, con luci e ombre che ne descrivono un profilo diverso da tutti gli altri.
D'impatto, le grandi sculture in cemento, materiale prediletto da Milène Guermont che ne ha brevettato alcune lavorazioni: le sue opere conservano stampate sulle loro superfici tutti gli stadi della loro creazione, non dimenticano quello che erano, portano con sé le stratificazioni della loro esistenza. Di nuovo tutto è cambiamento. Tutto è memoria. Almeno fino al 19 marzo, termine della mostra.
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