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Alessandro Di Cola

Alessandro Di Cola
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Heavy-Metal da parete
Alessandro Di Cola
Alessandro Di Cola

Alessandro Di Cola ama l'alluminio, la sua luce e anche il suo calore, che, dice, bisognerebbe tutti imparare ad apprezzare in favore di una maggiore semplicità. Non solo crea quadri-scultura lavorando il metallo con la fiamma, ma si diverte anche a piegare fogli di lega metallica come fossero pelle, creando borse iconiche uniche e irripetibili (un esempio, la Shooting Bag 1981).

Quando, come e perché hai iniziato a dedicarti alla scultura?
Tutto è iniziato per il bisogno incontenibile di rappresentare le mie idee e metabolizzare ciò che ho intorno. Il materiale che prediligo è l'alluminio, un materiale molto familiare. Lavorarlo è un “gioco da bambino”, visto che mio padre ha un'azienda di metalli e, per cinque anni, dopo l'Accademia di belle arti, ho lavorato per lui in fabbrica.

Chi ha creduto maggiormente in te?
Il mio percorso artistico è stato favorito dall'appoggio di alcuni galleristi, ma la cosa davvero importante è che io sia stato il primo a credere sempre in me stesso, senza mai dubitare.

Qual è stata la tua maggior soddisfazione ed emozione?
Credo che per un artista la più grande soddisfazione non venga dai premi ricevuti, ma dal poter lavorare ed esprimere quello che si ha dentro. Nel mio caso si tratta di un'emozione costante, che si ripete ogni momento, un'epifania sempre nuova, sempre diversa e sempre magica che si trasforma nei miei lavori.

Hai un sogno da realizzare?
Vorrei fare una strada di alluminio. Naturalmente chiusa al traffico e percorribile soltanto a piedi, perché vorrei dare forma e vita a un contatto diretto tra i corpi e il metallo. Ho in mente un luogo ideale, che nel mio immaginario è rappresentato dal collage di tante città visitate, che mi porto dentro. Però, se un giorno troverò questo posto, ancora senza terra, sono certo che realizzerò il mio progetto.

Cosa significa per te fare arte?
L'artista è una sorta di strumento, una cassa di risonanza che trasforma le vibrazioni in una sensazione, poi in una forma e in un oggetto. E tutto avviene un processo che è una vera e propria sfida con sé stessi, perché ti costringe a metterti a nudo, a guardarti, ad ascoltarti e a capirti.

Cosa speri di trasmettere con le tue opere?
Non cavalco i tormenti interiori, al momento cerco di rappresentare la semplicità umana. Credo che la nostra società ne sia carente.

E a cosa ti ispiri per raggiungere questa semplicità?
A un sentimento altrettanto semplice, ma grande, l'amore. Non la passione, non il tormento, ma l'amore inteso come quella sensazione di benessere che ti fa aprire la mente e vedere il mondo con occhi sempre nuovi.

 

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