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Daniele Bonomo

Daniele Bonomo
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Gud: uno, dieci, mille modi di raccontare il fumetto
Daniele Bonomo
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Giornalista, scrittore, insegnante, ma sempre e soprattutto fumettista. Nella storia che stiamo per raccontare, tutte queste professioni hanno un solo nome e cognome: Daniele Bonomo, in arte Gud. Tanti pezzi di un unico percorso professionale, che messi al posto giusto compongono il lavoro di un fumettista, originale e un po’ tuttologo. Uno dei migliori della scena attuale.
 
Quando e come hai iniziato ad appassionarti ai fumetti?
Mi è sempre piaciuto raccontare storie attraverso il fumetto, ho iniziato da piccolo. È la forma di comunicazione attraverso la quale riuscivo ad esprimermi meglio. Per questo mi sono iscritto  alla Scuola Internazionale di Comics. Uscito da lì, la possibilità di pubblicare per case editrici era abbastanza limitata, quindi ho iniziato un percorso alternativo, lavorando - come giornalista e scrittore - in settori diversi  ma paralleli al mondo del fumetto e del disegno. 
 
E ora?
Ora sono un fumettista a 360 gradi. È cambiata la gerarchia: vivo di disegno, e poi faccio anche altre cose perché mi piacciono, come insegnare e scrivere. Ma con una costante: è il fumetto ad essere al centro della mia vita. In questi giorni, ad esempio, sto organizzando un evento dal titolo ARF - Festival di Storie, Segni & Disegni,  in programma a fine maggio al Macro di Testaccio, a Roma.  
 
Dunque, si può vivere di fumetto in Italia?
Sì, bisogna essere dei bravi disegnatori, coloristi e sceneggiatori. Ci vuole molto impegno, ma ci sono tanti tipologie di professionalità richieste all’interno di questo settore e credo sia uno degli ambiti artistici più produttivi in Italia e all’estero. Siamo uno dei paesi che realizza più fumetti al mondo. 
 
Cosa ti piace disegnare?
Nasco come vignettista, ma ultimamente mi piace disegnare storie per bambini: sono racconti divertenti che allo stesso tempo insegnano sempre qualcosa di importante, trasmettono dei valori  senza essere didascalici o noiosi.
 
Qual è stata la più grande soddisfazione nel tuo lavoro?
Non ho dubbi: aver fatto nel 2012 un libro con Dacia Maraini, “La Notte dei Giocattoli”. Un libro scritto da lei e disegnato da me. Anche questo per bambini.
 
I bambini sono un pubblico che ormai conosci bene. Secondo te i più piccoli riescono ad interpretare il fumetto meglio degli adulti?
Ci sono vari livelli di fumetto, da quelli per l’infanzia a quelli specifici per il pubblico dei grandi. Negli ultimi anni si è esaurita l’offerta per bambini. Per colmare questo vuoto, mi sono convinto a  disegnare per i più piccoli. In Italia, a parte la rivista “Topolino” non ci sono fumetti per bambini, solo libri illustrati. Eppure anche i bimbi leggono volentieri i fumetti, appassionandosi alle strisce proprio come i grandi. 
 
C’è qualcosa che ti piace disegnare in particolare?
Ho un personaggio al quale sono particolarmente legato che si chiama Gatto, un micio bianco e nero che interagisce con il mondo che lo circonda in modo rapido e sintetico. E poi c’è Timothy Top, il protagonista di una serie di libri: è un bambino con un super potere, un pollice verde che gli consente di salvare, nel primo episodio, un parco cittadino e con questo anche il rapporto dei suoi genitori. 
 
Progetti futuri?
Direi , immediati. Sto preparando il secondo e terzo libro della serie “Timothy Top”.  
 
Il tuo sito internet mostra una vera passione per i viaggi, ovviamente immortalati dalla tua matita. 
Sì, è da quando ho iniziato a viaggiare che appunto attraverso i disegni le cose che vedo. Poi ho sviluppato questa idea sul mio sito: dal 2012, ogni viaggio viene corredato da un “reportage disegnato su un diario” che poi pubblico in PDF. Un modo diverso per raccontare le cose che scopro.
 
Il viaggio che ti ha colpito di più dal punto di vista artistico?
Forse quello in Bretagna con il gruppo #5blogger, alla scoperta dei luoghi che hanno ispirato gli Impressionisti. Siamo stati contattati dall’Ente del Turismo francese per partecipare a un evento legato ai fumetti: noi dovevamo raccontare in modi diversi i luoghi visitati. Da lì sono seguiti tanti altri viaggi per questo progetto.
 
Meglio disegnare al computer o con carta e penna?
Dopo aver lavorato con il computer per tanti anni, ora cerco sempre di più il contatto con l’inchiostro e la carta per realizzare un fumetto.
Detto ciò, il web è oggi un mezzo indispensabile per diversi motivi: ad esempio, ai miei allievi consiglio di utilizzare sempre questo strumento per capire cosa piace al pubblico.
- SPAZI E LAVORI -
Lo trovi qui: Scheleton Monster: via Tuscolana 216 B, Roma
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