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GIUSEPPE PESTILLO

GIUSEPPE PESTILLO
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Foto di Antonio Barrella
GIUSEPPE PESTILLO
GIUSEPPE PESTILLO

Nella sua guida alla lettura di Misura per Misura, Igor Sibaldi afferma che William Shakespeare ha in qualche modo inserito nelle sue opere ogni aspetto della psiche dell’essere umano: «Così come Elsinore è nella psiche di qualunque figlio maschio che stia litigando disperatamente con il padre, e così come qualunque coppia stia arrivando ai ferri corti per una questione di gelosia si sente, nella propria camera da letto, come su un’isola».

Quando ho conosciuto Giuseppe ho pensato che anche per lui doveva essere stato così, che lui dovesse essere una specie di reincarnazione di un personaggio del Bardo.

Giuseppe è un ragazzo di Fondi che ha deciso di fare del teatro la sua vita.

Diplomato alla Silvio D’Amico, si appassiona alla commedia dell’arte e al metodo mimico di Orazio Costa. Mi accorgo solo quando gli chiedo di farmi qualche esempio che ogni suo gesto è perfettamente equilibrato e già studiato in partenza, in una sorta di costante auto-scardinamento del sé che parte dall’osservazione attenta della realtà per riuscire a riprodurla e a farne arte nel corpo dell’attore.

Mentre mi parla di come, comincia a muoversi nello spazio, sempre sorridendo, e 5 minuti dopo ci sono almeno 7 persone che lo ascoltano parlare del suo lavoro, dell’accademia, di Pazzo ad arte, che oltre a essere una delle più belle battute di Amleto è anche il nome dello spettacolo con cui sta girando l’Italia, in occasione dei 400 anni dalla morte di Shakespeare.

L’idea è geniale: Giuseppe sale da solo sul palco («ma anche non per forza su di un palco, il teatro si può fare ovunque», mi dice), prende delle persone dal pubblico del tutto ignare e, senza che nessuno sappia bene come, inizia il teatro. Dallo spettacolo è nata l’idea del festival shakespeariano, che dovrebbe partire a fine 2017 e che nel titolo riprende la prima battuta dell’Amleto, quando sui bastioni del castello una sentinella sentendo un rumore strano esclama, ed è una domanda che tutti potremmo rivolgere a ogni angolo buio della vita: «Chi è là?».

La storia è stata raccontata da Matteo Trevisani, scrittore.

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